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martedì 7 dicembre 2010
sabato 4 dicembre 2010
Bondi, il sesso e il suicidio energetico
4 dicembre 2010
Un giornalista, col cartellino appuntato sul risvolto del giaccone si affaccia: “E’ qui il rinfresco?” La funzionaria del settore Musei e Mostre del Ministero, arruolata nella force de frappe, lo identifica e lo intercetta, dissuadendolo come da istruzioni: “No, qui non c’è nessun rinfresco, è tutto finito, stiamo smontando.”
Infatti è essenziale che non ci siano giornalisti. O meglio, che ci siano, ma embedded come al fronte, in Iraq. E c’è anche una squadra di fotografi. Ma solo un paio sono veri, gli altri sono dodici fattorini del Ministero. Arrivano i ministri, Galan, la Carfagna, ed è tutto uno svolazzare di depliant e presentazioni. Neanche i ministri devono capire, che se scoprono che sono lì con la funzione del lubrificante in una storia di sesso del presidente, magari si sentono un po’ usati malamente, peggio che lacchè…
E’ la beffa delle commedie più incredibili, situazioni da film muto. Arrivano anche i deputati, italiani ed europei, non ci si fa mancare niente. Si dice che qualcuno abbia ordinato: “Il presidente è stato chiaro: deve essere come un premio vero con le autorità e tutto!” E via con le autorità. E il pubblico? Mica si poteva rischiare. Li hanno fatti venire con otto pullman da Isernia, li hanno rivestiti alla meglio, correggendo alcuni casi umani disperati (gli avevano detto: “Venite vestiti bene”, ma non si prevedeva che qualcuno arrivasse con un gessato rosa su fondo giallo).
Hanno poi aggiunto un minimo di riqualificazione del parterre con una manciata di vip e vippini ingaggiati da una nota agenzia specializzata in ospitate a matrimoni dei seguaci del Grande Fratello, una spruzzata di signore e signori distinti, ingaggiati in un circolo del bridge da un’anziana bibliotecaria membro del complotto ministeriale. Li ha convinti dicendo che c’era una bomba nel locale del circolo e che invece al Lido premiavano la piùgrande attrice cristiana di tutti i tempi, perseguitata dal comunismo. Ci sono state delle urla di approvazione.
Insomma, avrei voluto esserci al premio di Bondi. E pure quando, pochi giorni fa, la Carfagna ha scoperto di aver fatto da testimonial dentro il pacchetto premio per una sveltina. Credo che la Carfagna abbia urlato. E non erano urla di approvazione… Che scena! Secondo me è per quello che le è scattata la cosa delle dimissioni. La camorra è il motivo di fondo, ma la molla che ha tirato il grilletto è il premio Bondi. E sarebbe veramente divertente avere una classe politica che si dedica su scala industriale a imbrogliare giovani seducenti allo scopo di rendere più agevole la penetrazione al loro leader… In fondo essere la nazione Amici Miei non è male… in Birmania stanno peggio. Ma il problema è che in questo delirio, poi, quando devono scrivere una legge, gli dà di volta il cervello, che ce l’hanno già troppo pieno di controfigure e targhe finte.
Così siamo alla schizofrenia e, con tutto il teatrino dell’assurdo che ci crolla addosso, i media manco se ne occupano più, e i politici tanto meno. Te ne racconto due, tanto per darti la misura.
In novembre il governo ha deciso di lanciare una campagna confusionaria: ha prima cancellato e poi reintrodotto la detrazione fiscale del 55%, per chi migliora l’efficienza energetica della sua casa. Lo ha fatto per sbalordire. E’ la loro strategia: continuano ad annunciare che cambiano questo e quello e poi cambiano di nuovo e non hanno cambiato niente ma sembrano molto attivi.
Tre giorni fa una nuova disposizione stabiliva il divieto totale di costruire grandi impianti fotovoltaici a terra. Pare che l’unico ad accorgersene e a dare l’allarme sia stato un imprenditore del settore. Ne è scoppiato un putiferio di cui i giornali non hanno dato notizia. Qualcuno ha telefonato a qualcun altro con minacce selvagge di ritorsioni fisiche, sessuali ed economiche. La legge poi veniva modificata permettendo la costruzione di impianti fino a mille kilowatt. Effetto immediato: migliaia di lavoratori licenziati perché i lavori già in corso dovrebbero interrompersi immediatamente. Bloccata la realizzazione di una quantità di impianti già progettati, contrattualizzati e autorizzati che entro dodici mesi avrebbero iniziato a produrre quanto una centrale nucleare inizierebbe a produrre tra 11 anni.
E, colmo dell’incredibile, alcuni ecologisti si dichiarano contenti: perché gira la voce che, se su un campo ci fai un impianto solare, poi resterà sterile per 200 anni. Mistero come ciò avvenga, visto che i pannelli stanno a due metri di altezza e sotto si coltivano senza problemi cespugli perenni. Tra l’altro, si tratta di un metodo ottimo per rigenerare terreni esausti a causa delle coltivazioni chimiche. Il parziale riposo dei terreni e la protezione parziale dalla pioggia diretta, offerta dai pannelli, favoriscono il ricrearsi dell’humus. Perché vietare i grandi impianti? Non si può neanche accusare i grandi gruppi finanziari di aver determinato questo divieto, per ora sono solo i grandi gruppi che realizzano i grandi impianti… Mistero senza senso. Tagliano le spese? Tagliarsi via i genitali non è il modo più economico per evitare gravidanze indesiderate. Già è idiota tagliare la ricerca scientifica, perché vuol dire piangere fra pochi anni, ma come si fa a tagliare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che ci servono ora, e che finalmente avevano iniziato a svilupparsi in modo potente? Una follia psicotica!
Contemporaneamente la diffusione degli ultimi dati sulle ferrovie è sconcertante: negli ultimi quattro anni il traffico di merci sui binari si è dimezzato. E si è deciso di smantellare buona parte di tutto il sistema degli scali merci ferroviari, che verranno ridotti da più di 200 a meno di 80. Buttata al cesso tutta la storia dell’efficienza del sistema Italia e della razionalizzazione dei trasporti, della diminuzione dei consumi di carburante e dei prezzi delle spedizioni (i più alti d’Europa, un chiodo nel fianco della possibilità di fare concorrenza internazionale). Ho sentito l’intervento di un imprenditore del settore trasporti ferroviari di merci in Commissione parlamentare, dove spiegava perché l’impresa privata non decolla nelle ferrovie. Diceva di avere 6 locomotive e di fare un fatturato di 8 milioni di euro: e ora le Ferrovie gli chiedono di posteggiare vicino a 12 stazioni una locomotiva di riserva in caso di guasti delle locomotive viaggianti. Costo 28 milioni di euro…
Ma allora ditelo che fate solo finta.
porcellum di Calderoli viola i diritti dell’uomo”
di Stefano Caselli
Tra pochi giorni sarà di nuovo a Strasburgo per convincere la Corte europea dei Diritti dell’uomo che il ricorso che porta la sua firma necessita di essere discusso con urgenza. Mauro Anetrini, 52 anni, avvocato torinese, ci aveva già provato (invano) nel 2008, ma oggi, con la possibilità di nuove elezioni a breve, è opportuno tornare alla carica. Anetrini, infatti, che rappresenta due cittadini torinesi, chiede che i giudici di Strasburgo intervengano affinché in Italia “sia ristabilita la democrazia”.
Non è l’estemporanea iniziativa di un temerario, sebbene a Strasburgo siano abituati ai ricorsi strambi, ma una riflessione sulla natura della legge elettorale italiana. La legge “porcata”, come graziosamente la chiamò il primo firmatario, violerebbe in maniera palese l’art. 3 del Protocollo addizionale della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo che recita: “Le Alte Parti Contraenti si impegnano ad organizzare (…) libere elezioni (…) tali da assicurare la libera espressione dell’opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo”. Eccolo lì il punto, la “scelta del corpo legislativo”, cioè dei membri del Parlamento. Con questa legge elettorale, si legge nel ricorso, “le elezioni (…) si svolgono mediante procedure che svuotano di ogni contenuto il principio secondo il quale ad ogni cittadino è assicurata libertà di scelta nella designazione dei rappresentanti del popolo, essendo esclusa ogni possibilità di indicazione della preferenza”, dunque un provvedimento che “sovverte radicalmente il principio della sovranità popolare”. In che altro modo potrebbe infatti definirsi una legge che “pena la nullità del voto” proibisce sulla scheda ogni indicazione diversa da “un segno nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta”? Il risultato, com’è noto a tutti, è un Parlamento di designati, scelti da quattro o cinque leader di partito, la cui elezione è garantita o resa impossibile dal posizionamento in lista. C’è n’è abbastanza, secondo Anetrini, per chiedere alla Corte di dichiarare la legge elettorale italiana “contraria all’art 3 del Protocollo addizionale della Convenzione europea sui Diritti dell’uomo e sanzionare la Repubblica italiana intimandole di adottare una legge conforme alla Convenzione stessa”.
A ulteriore sostegno, il ricorso cita una sentenza della Corte costituzionale del 1975 in cui la Consulta si esprimeva su un tema analogo, optando per la “non rilevanza costituzionale” della libertà riconosciuta alle forze politiche di indicare un ordine discrezionale nella presentazione delle candidature in lista, proprio perché la legge riconosceva comunque la libertà di votare “questo o quel candidato prescelto attraverso il voto di preferenza”. In pratica, se anche un candidato veniva messo in basso in lista, la libertà di scelta – costituzionalmente tutelata dall’art. 49 della Carta – era garantita dal voto di preferenza, ora scippato ai cittadini.
“Il ricorso alla Corte di Strasburgo – spiega Anetrini – era l’unico possibile, poiché le leggi elettorali in Italia non sono assoggettate ad alcun ricorso giudiziario; soltanto le Camere possono giudicare sulla legittimità dell’elezione dei loro membri”. C’è da aspettarsi una decisione in tempi rapidi? “La causa – prosegue l’avvocato – ha terminato la sua fase preliminare. Abbiamo depositato le nostre memorie e il governo italiano, che nel giudizio è controparte, ha fatto altrettanto attraverso un prefetto del ministero dell’Interno, che ha difeso la legge elettorale sostenendo che la normativa sia simile, se non uguale, a quella di molti altri Paesi firmatari della Convenzione, che favorisca le coalizioni e permetta risparmio di denaro, che favorisca la libertà dei parlamentari garantendo stabilità di governo. Argomentazioni un po’ zoppicanti, io credo”. Difficile, però, ignorare che le sentenze della Corte europea dei Diritti dell’uomo (a differenza delle decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione europea) hanno un’efficacia consultiva e non vincolante, al massimo possono obbligare gli Stati a sanzioni pecuniarie.
Ma Anetrini non si scoraggia: “Se la Corte ci dà ragione, l’Italia deve adeguarsi. E qualora si tornasse a votare – garantisce l’avvocato – esiste la possibilità di ottenere un provvedimento di annullamento delle elezioni”. Quale sia questa possibilità, Anetrini preferisce, in questo momento, non svelarla: “Mi limito ad osservare – conclude – che questa legge la vogliono cestinare tutti, eppure la nostra iniziativa non ha ottenuto la minima attenzione da parte delle forze politiche”. In compenso, già 6.500 persone hanno aderito al profilo Facebook creato per sostenere il ricorso.
Dal Fatto Quotidiano del 4 dicembre 2010
4 dicembre 2010
La battaglia di un avvocato torinese: tutti dicono di volerla cambiare ma nessun politico ci ha mai appoggiato
Non è l’estemporanea iniziativa di un temerario, sebbene a Strasburgo siano abituati ai ricorsi strambi, ma una riflessione sulla natura della legge elettorale italiana. La legge “porcata”, come graziosamente la chiamò il primo firmatario, violerebbe in maniera palese l’art. 3 del Protocollo addizionale della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo che recita: “Le Alte Parti Contraenti si impegnano ad organizzare (…) libere elezioni (…) tali da assicurare la libera espressione dell’opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo”. Eccolo lì il punto, la “scelta del corpo legislativo”, cioè dei membri del Parlamento. Con questa legge elettorale, si legge nel ricorso, “le elezioni (…) si svolgono mediante procedure che svuotano di ogni contenuto il principio secondo il quale ad ogni cittadino è assicurata libertà di scelta nella designazione dei rappresentanti del popolo, essendo esclusa ogni possibilità di indicazione della preferenza”, dunque un provvedimento che “sovverte radicalmente il principio della sovranità popolare”. In che altro modo potrebbe infatti definirsi una legge che “pena la nullità del voto” proibisce sulla scheda ogni indicazione diversa da “un segno nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta”? Il risultato, com’è noto a tutti, è un Parlamento di designati, scelti da quattro o cinque leader di partito, la cui elezione è garantita o resa impossibile dal posizionamento in lista. C’è n’è abbastanza, secondo Anetrini, per chiedere alla Corte di dichiarare la legge elettorale italiana “contraria all’art 3 del Protocollo addizionale della Convenzione europea sui Diritti dell’uomo e sanzionare la Repubblica italiana intimandole di adottare una legge conforme alla Convenzione stessa”.
A ulteriore sostegno, il ricorso cita una sentenza della Corte costituzionale del 1975 in cui la Consulta si esprimeva su un tema analogo, optando per la “non rilevanza costituzionale” della libertà riconosciuta alle forze politiche di indicare un ordine discrezionale nella presentazione delle candidature in lista, proprio perché la legge riconosceva comunque la libertà di votare “questo o quel candidato prescelto attraverso il voto di preferenza”. In pratica, se anche un candidato veniva messo in basso in lista, la libertà di scelta – costituzionalmente tutelata dall’art. 49 della Carta – era garantita dal voto di preferenza, ora scippato ai cittadini.
“Il ricorso alla Corte di Strasburgo – spiega Anetrini – era l’unico possibile, poiché le leggi elettorali in Italia non sono assoggettate ad alcun ricorso giudiziario; soltanto le Camere possono giudicare sulla legittimità dell’elezione dei loro membri”. C’è da aspettarsi una decisione in tempi rapidi? “La causa – prosegue l’avvocato – ha terminato la sua fase preliminare. Abbiamo depositato le nostre memorie e il governo italiano, che nel giudizio è controparte, ha fatto altrettanto attraverso un prefetto del ministero dell’Interno, che ha difeso la legge elettorale sostenendo che la normativa sia simile, se non uguale, a quella di molti altri Paesi firmatari della Convenzione, che favorisca le coalizioni e permetta risparmio di denaro, che favorisca la libertà dei parlamentari garantendo stabilità di governo. Argomentazioni un po’ zoppicanti, io credo”. Difficile, però, ignorare che le sentenze della Corte europea dei Diritti dell’uomo (a differenza delle decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione europea) hanno un’efficacia consultiva e non vincolante, al massimo possono obbligare gli Stati a sanzioni pecuniarie.
Ma Anetrini non si scoraggia: “Se la Corte ci dà ragione, l’Italia deve adeguarsi. E qualora si tornasse a votare – garantisce l’avvocato – esiste la possibilità di ottenere un provvedimento di annullamento delle elezioni”. Quale sia questa possibilità, Anetrini preferisce, in questo momento, non svelarla: “Mi limito ad osservare – conclude – che questa legge la vogliono cestinare tutti, eppure la nostra iniziativa non ha ottenuto la minima attenzione da parte delle forze politiche”. In compenso, già 6.500 persone hanno aderito al profilo Facebook creato per sostenere il ricorso.
Dal Fatto Quotidiano del 4 dicembre 2010
A proposito di Vita!
MicroMega propone di istituire per il 9 febbraio
la “Giornata della libertà di scelta sulla propria vita”
Per il prossimo 9 febbraio il Governo ha istituito la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. Decisione moralmente mostruosa, poiché offende la memoria di Eluana Englaro, che in quel giorno finalmente vedeva un anno fa rispettata la sua volontà sul proprio corpo. Decisione istituzionalmente irricevibile, poiché ufficializza come “delitto” una sacrosanta sentenza della magistratura. Decisione che infanga la Costituzione, poiché con essa il governo intende addirittura solennizzare la pretesa invereconda che la vita di ogni cittadino, anziché appartenere a chi la vive, sia alla mercé di una maggioranza parlamentare.
Di fronte a questa vergognosa provocazione diventa inevitabile e doveroso che tutta l’Italia democratica e laica, senza eccezioni, proclami il 9 febbraio Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita, onorando così la memoria di Eluana, di Piergiorgio Welby, di Luca Coscioni, e dei tanti altri che oltre alla tragedia della condanna a morte per malattia hanno dovuto affrontare anche la violenza di governi che vogliono costringere i malati alla tortura delle sofferenze terminali.
MicroMega chiede a tutte le associazioni laiche, a tutte le testate giornalistiche e i siti web che si riconoscono nei valori della Costituzione, a tutte le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che sentono il dovere elementare di rispettare e far rispettare la decisione di ciascuno sul proprio fine-vita, di mettersi immediatamente in contatto per organizzare insieme la giornata del 9 febbraio come giornata di libertà e di dignità, attraverso iniziative che si svolgano almeno in tutti i capoluoghi di regione.
Maggiori informazioni su
newsletter@micromega.net
la “Giornata della libertà di scelta sulla propria vita”
Per il prossimo 9 febbraio il Governo ha istituito la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. Decisione moralmente mostruosa, poiché offende la memoria di Eluana Englaro, che in quel giorno finalmente vedeva un anno fa rispettata la sua volontà sul proprio corpo. Decisione istituzionalmente irricevibile, poiché ufficializza come “delitto” una sacrosanta sentenza della magistratura. Decisione che infanga la Costituzione, poiché con essa il governo intende addirittura solennizzare la pretesa invereconda che la vita di ogni cittadino, anziché appartenere a chi la vive, sia alla mercé di una maggioranza parlamentare.
Di fronte a questa vergognosa provocazione diventa inevitabile e doveroso che tutta l’Italia democratica e laica, senza eccezioni, proclami il 9 febbraio Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita, onorando così la memoria di Eluana, di Piergiorgio Welby, di Luca Coscioni, e dei tanti altri che oltre alla tragedia della condanna a morte per malattia hanno dovuto affrontare anche la violenza di governi che vogliono costringere i malati alla tortura delle sofferenze terminali.
MicroMega chiede a tutte le associazioni laiche, a tutte le testate giornalistiche e i siti web che si riconoscono nei valori della Costituzione, a tutte le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che sentono il dovere elementare di rispettare e far rispettare la decisione di ciascuno sul proprio fine-vita, di mettersi immediatamente in contatto per organizzare insieme la giornata del 9 febbraio come giornata di libertà e di dignità, attraverso iniziative che si svolgano almeno in tutti i capoluoghi di regione.
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newsletter@micromega.net
giovedì 2 dicembre 2010
WikiLeaks e il bluff della diplomazia
di Paolo Farinella
Sentenzia Solone, presidente del Consiglio di una piantagione di banane chiamata Italietta: “C’è una strategia per colpire l’Italia” e si riferisce ai documenti dell’ambasciata romana degli Usa che lo definiscono “vanitoso, incapace, festaiolo e affarista” e amico di campioni di democrazia come Gheddafi e Putin. L’ambasciata è stata molto tenera a non sbilanciarsi, ma il vuoto pieno di nulla, mentre visita Gheddafi sentenzia: “Complotto!” Poverino, ancora Bondi non gli ha detto che il nome in codice della strategia è “Berlusconi”, nome puramente di fantasia inventato dagli americani. Quando lo saprà chiamerà la Carfagna perché chiami la Mussolini che chiami la Santanché, facciano un consulto da vajasse come si definiscono nel partito dell’amore e diano garanzia che la femminilità austera e aggraziata siede davanti allo stratega. Nota del cerimoniere: la seduta è aperta.
Più cauta la reazione di Gianni Letta: “Se questi sono i costumi dell’epoca in cui viviamo c’è da restare atterriti e sconfortati” e il nobiluomo del papa prosegue imperterrito senza nemmeno accorgersi che gli manca la sintassi della logica e della morale: “La coincidenza ha voluto che questa cerimonia [la consegna dei premi Coni-Ussi, ndr] che ci invita a leggere cose belle, pulite, utili, avvenisse nel giorno in cui i giornali squadernano una quantità di presunti segreti che riguardano l’universo mondo e anche il nostro paese. Queste cose inducono allo sconforto e allo sconcerto perché se questi sono i costumi della vita politica c’è da essere atterriti”.
O è ubriaco o l’hanno drogato a Guantanamo e poi l’hanno rispedito al Coni: “Se questi sono i costumi in cui viviamo“, dice lui che apre e chiude le porte alle minorenni che entrano ed escono dalla cene pulite e signorili del capo bastardo e capo-puttaniere. Parla di costumi in cui viviamo, lui che ha fatto avere contratti a parentucci suoi anche all’Aquila; lui che è il fulcro di ogni nefandezza del governo, che firma ogni atto di governo e di corruzione, che è al centro della compravendita di senatori e deputati per mantenere la flebo al governo almeno fino al 15 di dicembre; lui che è peggio del suo padrone
.
Al peggio non c’è fine. L’Osservatore Romano, il giornale del papa, in riferimento ai documenti pubblicati da WikiLeaks non ha altro da commentare che le seguenti nobili parole da conservare per un epitaffio tombale: le pubblicazioni non sembrano “in grado di modificare sostanzialmente i rapporti tra gli Usa e le diverse diplomazie mondiali”. Tutto qui. Nulla di nulla. E dire che si presenta come il giornale della verità, quello che pubblica l’enciclica sulla verità, quello cioè che peggio di un giornale pornografico dice solo menzogne. La menzogna non è dire la bugia, ma manipolare la verità così lievemente (v. l’avverbio di modo “sostanzialmente”) da impedire che sia riconosciuta. Non una parola sul giudizio americano sul presidente del consiglio: “Vanitoso, incapace, affarista e festaiolo”. Non una riflessione sulla figura che l’Italia fa coram mundo perché gli italioti hanno mandato al governo un pazzo malato che si gonfia da solo perché è il vuoto pneumatico per definizione. Ancora una volta, il messaggio che arriva dal Vaticano è: non infieriamo sul governo perché ci torna utile. Alla faccia della morale, alla peppa l’etica, all’inferno la verità. W il papa, W la banana repubblichina.
I documenti di Wikileaks dimostrano solo che la diplomazia è un bluff, una facciata dietro la quale si nasconde il nulla. Noi ridevamo dei palazzi di Ceausescu che avevano sontuose facciate di cartone e dietro il nulla, come in un set cinematografico; la diplomazia mondiale è peggio perché tutti lo sanno e tutti fanno finta di non saperlo, perché tutti recitano e mentono. Sotto il vestito niente. Sono questi qua che governano il mondo; costoro non sanno nemmeno dire apertamente quello che pensano e credono di potere governare con la finzione: sfido io che il mondo va in crisi, che l’economia va rotoli, che la disoccupazione aumenta a vista d’occhio, che il precariato è lo stato permanente di un coma civile, perché costoro passano il tempo a fare i “vanitosi e i finti seri”. E’ meglio mandarli nella monnezza di Napoli: tanto tonnellata più, tonnellata meno non fa differenza.
Sentenzia Solone, presidente del Consiglio di una piantagione di banane chiamata Italietta: “C’è una strategia per colpire l’Italia” e si riferisce ai documenti dell’ambasciata romana degli Usa che lo definiscono “vanitoso, incapace, festaiolo e affarista” e amico di campioni di democrazia come Gheddafi e Putin. L’ambasciata è stata molto tenera a non sbilanciarsi, ma il vuoto pieno di nulla, mentre visita Gheddafi sentenzia: “Complotto!” Poverino, ancora Bondi non gli ha detto che il nome in codice della strategia è “Berlusconi”, nome puramente di fantasia inventato dagli americani. Quando lo saprà chiamerà la Carfagna perché chiami la Mussolini che chiami la Santanché, facciano un consulto da vajasse come si definiscono nel partito dell’amore e diano garanzia che la femminilità austera e aggraziata siede davanti allo stratega. Nota del cerimoniere: la seduta è aperta.
Più cauta la reazione di Gianni Letta: “Se questi sono i costumi dell’epoca in cui viviamo c’è da restare atterriti e sconfortati” e il nobiluomo del papa prosegue imperterrito senza nemmeno accorgersi che gli manca la sintassi della logica e della morale: “La coincidenza ha voluto che questa cerimonia [la consegna dei premi Coni-Ussi, ndr] che ci invita a leggere cose belle, pulite, utili, avvenisse nel giorno in cui i giornali squadernano una quantità di presunti segreti che riguardano l’universo mondo e anche il nostro paese. Queste cose inducono allo sconforto e allo sconcerto perché se questi sono i costumi della vita politica c’è da essere atterriti”.
O è ubriaco o l’hanno drogato a Guantanamo e poi l’hanno rispedito al Coni: “Se questi sono i costumi in cui viviamo“, dice lui che apre e chiude le porte alle minorenni che entrano ed escono dalla cene pulite e signorili del capo bastardo e capo-puttaniere. Parla di costumi in cui viviamo, lui che ha fatto avere contratti a parentucci suoi anche all’Aquila; lui che è il fulcro di ogni nefandezza del governo, che firma ogni atto di governo e di corruzione, che è al centro della compravendita di senatori e deputati per mantenere la flebo al governo almeno fino al 15 di dicembre; lui che è peggio del suo padrone
.
Al peggio non c’è fine. L’Osservatore Romano, il giornale del papa, in riferimento ai documenti pubblicati da WikiLeaks non ha altro da commentare che le seguenti nobili parole da conservare per un epitaffio tombale: le pubblicazioni non sembrano “in grado di modificare sostanzialmente i rapporti tra gli Usa e le diverse diplomazie mondiali”. Tutto qui. Nulla di nulla. E dire che si presenta come il giornale della verità, quello che pubblica l’enciclica sulla verità, quello cioè che peggio di un giornale pornografico dice solo menzogne. La menzogna non è dire la bugia, ma manipolare la verità così lievemente (v. l’avverbio di modo “sostanzialmente”) da impedire che sia riconosciuta. Non una parola sul giudizio americano sul presidente del consiglio: “Vanitoso, incapace, affarista e festaiolo”. Non una riflessione sulla figura che l’Italia fa coram mundo perché gli italioti hanno mandato al governo un pazzo malato che si gonfia da solo perché è il vuoto pneumatico per definizione. Ancora una volta, il messaggio che arriva dal Vaticano è: non infieriamo sul governo perché ci torna utile. Alla faccia della morale, alla peppa l’etica, all’inferno la verità. W il papa, W la banana repubblichina.
I documenti di Wikileaks dimostrano solo che la diplomazia è un bluff, una facciata dietro la quale si nasconde il nulla. Noi ridevamo dei palazzi di Ceausescu che avevano sontuose facciate di cartone e dietro il nulla, come in un set cinematografico; la diplomazia mondiale è peggio perché tutti lo sanno e tutti fanno finta di non saperlo, perché tutti recitano e mentono. Sotto il vestito niente. Sono questi qua che governano il mondo; costoro non sanno nemmeno dire apertamente quello che pensano e credono di potere governare con la finzione: sfido io che il mondo va in crisi, che l’economia va rotoli, che la disoccupazione aumenta a vista d’occhio, che il precariato è lo stato permanente di un coma civile, perché costoro passano il tempo a fare i “vanitosi e i finti seri”. E’ meglio mandarli nella monnezza di Napoli: tanto tonnellata più, tonnellata meno non fa differenza.
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