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venerdì 14 gennaio 2011

Non può partecipare alle primarie chi si chiama Vendola di cognome e Nicola di nome»

(dal blog di Giuseppe Civati, dopo la riunione di direzione del PD)
Preferirei di no
Cercherò di spiegare il mio giudizio negativo sulla direzione di oggi, senza polemica (e anche senza ironia, perché difficilmente è compresa, ultimamente). Sono le cose che ho detto, intervenendo in mattinata.
1. Non c'è più il Nuovo Ulivo di cui Bersani parlò nella lettera di questa estate. Non c'è alcuna relazione particolare con Di Pietro e Vendola, rispetto a quella che si potrebbe costruire con il Terzo Polo. Bersani lo fa capire, altri lo dicono esplicitamente: c'è chi dice che Vendola e Fini sono alleati eventuali, sullo stesso piano, come lo erano - in tempi molto diversi, per altro - Bertinotti e Dini (una consonante di differenza). Secondo me, se posso, non è vero (i nostri elettori, quasi nessuno, la pensa così) ed è anche molto pericoloso, perché da questa posizione è molto difficile "tornare indietro": se Casini e Fini non ci dovessero stare o se non riuscissimo a costruire l'alleanza con loro, la coalizione di centrosinistra più classica arriverebbe sfinita alle elezioni e apparirebbe come una soluzione di ripiego. Non che non capisca, insomma, la ragione di un'interlocuzione con il Terzo Polo, ma continuo a sconsigliare al Pd di perderci l'anima e di trovare, sul punto, una misura e un equilibrio.
2. Le primarie, dice Bersani, le vogliamo «riformare per salvarle». Formula sibillina che non chiarisce che cosa succederà nel caso di alleanze con chi le primarie non le vuole fare. Sarebbe più sincero dire che in caso di estensione della coalizione verso il Terzo Polo non si faranno (e forse qualcuno sta pensando di non farle in ogni caso, o di non farle più di coalizione, come lo stesso Bersani ha sostenuto in passato, ma di tornare a primarie di partito). In generale, serpeggia una certa paura nei confronti di Vendola. C'è chi ha addirittura detto che se Vendola vincesse le primarie, non lo voterebbe alle elezioni. Forse il Pd potrebbe inserire nel proprio Statuto un articolo che dice: «Non può partecipare alle primarie chi si chiama Vendola di cognome e Nicola di nome (Nichi per gli amici e, soprattutto, per i compagni)». In verità, non si capisce davvero perché il Pd non sia convinto di vincerle, le primarie, con un suo candidato, magari con lo stesso Bersani. Per me è un mistero, ma sono sicuramente io a sbagliarmi. In ogni caso, quasi tutti pensano che così non vanno bene, le primarie, nonostante siano state «riformate» solo qualche mese fa. Sembra che il Pd abbia più paura delle primarie che delle stesse elezioni. Questo ormai è evidentissimo.
3. Non c'è nessuna polemica da parte mia, solo un po' di delusione nei confronti di una direzione che doveva essere risolutiva, anche alla luce dei sei mesi precedenti e degli ultimi quattro passati senza che fosse mai convocata, ma alcune cose si faticano a capire, altre - purtroppo - si capiscono benissimo. Bersani ha accennato a una riforma della legge elettorale (un maggioritario a doppio turno, con una quota proporzionale, come si sa da qualche tempo) senza specificare chi è d'accordo con questa impostazione (il problema che si è manifestato in questi mesi, dove la legge elettorale era solo evocata e mai illustrata e non è stata portata all'attenzione del Parlamento e del Paese). Ho trovato un po' pericolose certe analogie - sperticati paragoni tra Berlinguer e Moro e gli attuali protagonisti della nostra fase politica - e un po' avventate certe metafore, a proposito dell'emergenza democratica che stiamo vivendo (che c'è da almeno diciassette anni, per la verità). Per me il punto è proprio questo: l'esigenza di cambiamento che attraversa la società italiana va rappresentata con un profilo politico netto e preciso, con un forte progetto culturale, per «andare oltre» B, come Bersani ripete spesso, riprendendo inconsapevolmente un nostro slogan di qualche mese fa. Il Pd dovrebbe fare così, rappresentare questo punto di vista. Un'esigenza ancora più forte in vista di alleanze dai contorni sempre più sfumati. Talvolta impalpabili.
4. Per una volta spero sinceramente di sbagliarmi e che questa linea, nella quale faccio davvero fatica a riconoscermi, si riveli quella 'giusta'. Perché se è quella 'sbagliata', temo che saranno guai.

mercoledì 12 gennaio 2011

Convocazione Riunione della Rete delle donne Siciliane per la Rivoluzione Gentile

pubblicata da Nella Toscano il giorno mercoledì 12 gennaio 2011 alle ore 15.37
 La Riunione della Rete delle donne Siciliane per la Rivoluzione Gentile è convocata per il giorno 22 gennaio prossimo alle ore 10,00 presso la biblioteca dell'Istituto Gramsci Siciliano in Via Gilli Paolo n°4, Palermo.
L'ordine del giorno è:
- Costituzione del gruppo Siciliano della Rete;
- Costituzione dei gruppi d...i lavoro regionali;
- Programmazione eventi per divulgare e far conoscere la rete, che abbiano ad oggetto i problemi politici sul tappeto a cui vogliamo dare il nostro contributo.
Spero di vedervi numerosi, vista l'importanza, soprattutto per darci il Vostro necessario contributo perchè la Rete possa crescere e divulgarsi.
Nella Toscano
Referente per la Sicilia

Se condividete invitate i vostri amici e le vostre amiche a partecipare!!!!

domenica 9 gennaio 2011

Nichi Vendola da Fabio Fazio

 
C'è una differenza nell’idea di libertà tra noi e Berlusconi: per lui è
l’infinita acquisizione di merci. Per noi è libertà dalla paura, dalla
miseria, dalla superstizione. Dobbiamo riprenderci la parola 'libertà' e
riconsegnarla al suo vero significato.
http://www.facebook.com/album.php?aid=82142&id=38771508894

sabato 8 gennaio 2011

George Sand La Prima Donna Femminista

  -Aurore Dudevant fu la prima donna a spezzare le tradizionali catene della dipendenza femminile e della schiavitù domestica per dare l'assalto a barriere inviolate da secoli: spinta da idee molto avanzate rispetto ai tempi, chiedeva l'uguaglianza dei sessi, il diritto alla proprietà per le donne ed il divorzio.

Produsse più opere di qualsiasi altra scrittrice: pubblicò oltre 100 libri e vendette più opere di qualsiasi altro autore dei suoi tempi, con la sola esclusione di Victor Hugo e Balzac; incarno l'ideale romantico dei suoi giorni, fu amata dal poeta Alfred de Musset e dal musicista Frederic Chopin. Gli uomini provavano per lei amore ed odio, ammirazione o disprezzo, mai indifferenza: resta ancor oggi un simbolo dell'emancipazione femminile, avendo rischiato tutto per affermare il diritto di poter amare e pensare con la propria testa.
George Sand La Prima Donna Femminista
Aurore si era abituata presto ad essere indipendente, aveva quattro anni quando suo padre morì e la nonna paterna, l'aristocratica e severa Madame Dupin de Fracueil, caccio di casa la nuora, colpevole di essere troppo frivola, e si incaricò di allevare la nipotina nella sua tenuta di Nohant, nel Berry.
Aveva 17 anni quando la nonna morì e si innamorò di Casimir Dudevant, un rude uffciale di cavalleria originario della Guascogna.
Ben presto capì che l'unica cosa che li univa era solo l'amore per i cavalli, e dopo otto anni di incomprensioni e di adulteri del marito, Aurore si decise ad abbandonarlo per trascorrere sei mesi ogni anno a Parigi
Quante donne nel 1830 avrebbero volute essere altrettanto libere! ma tenute in soggezione dal codice Napoleonico, che conferiva ai mariti poteri assoluti sulla moglie e su i suoi beni, le donne non si ribellavano.
Ben decisa a sprovincializzarsi, Aurore si buttò a capofitto nel mondo letterario di Parigi allora dominato da Balzac, Hugo e Dumas.
George Sand La Prima Donna Femminista

Per guadagnarsi da vivere dipingeva ritrati e scriveva articoletti su le Figarò, ma tutto questo non bastava se l'appannaggio del marito non le arrivava in tempo.
L'immagine che subito ci evoca, il nome di George Sand, quella cioè di una donna libera ed emancipata, risale a questo periodo di povertà.
George amava il teatro, ma non poteva permettersi un palco, l'unico posto al quale le donne avevano accesso.
I posti in piedi nella platea, che costavano due franchi e mezzo erano riservati agli uomini.
Senza esitazione Aurore, o George, nascose i capelli sotto un cappello a cilindro, indossò giacca e pantaloni e, fumando un sigaro, si avventurò, prima esponente del suo sesso, in quello spazio esclusivo dominio maschile.
Questo audace comportamento contribuì non poco a crearle la fama di donna senza padroni.
Il successo del romanzo Indiana l'aiutò a risolvere i suoi problemi economici, ma fu il terzo romanzi Lelia, a confermare la celebrità dell'autrice.
In una delle migliaia di lettere che la Sand scrisse nel corso della sua vita, è contenuta una delle sue più vibranti dichiarazioni sul matrimonio: - Mio marito fa quel che gli pare; si prende un'amante quando ne ha voglia; amministra la sua proprietà come meglio crede.
George Sand La Prima Donna Femminista
Ebbene, è logico che questa grande libertà sia reciproca.
Perciò io mi considero del tutto indipendente e torno a casa a mezzanotte oppure alle sei del mattino -.
- Doveva vivere le sue romantiche avventure - disse Oscar Wilde, come la sua eroina Lelia, cercava senza posa un ideale, un uomo che avesse qualità spirituali complementari alle sue, ed amava specialmente gli uomini giovani.
George Sand morì al culmine della sua fama, nel 1876, lasciando incompiuto il suo ultimo romanzo.
Era stata la prima donna a destare sensazione nel mondo letterario ed a spiegare il vessillo della liberazione femminile.
- Povera cara grande donna! - disse il suo amico Flaubert - Bisognava conoscerla come l'ho conosciuta io per scoprire quanto di genuinamente femminile c'era in quel grande uomo e l'immensa tenerezza ed umanità di cui era dotato quel genio.
Rimarrà per tutti una delle gloria della Francia -.
George Sand La Prima Donna Femminista

martedì 4 gennaio 2011

La società civile con la Fiom: "Sì ai diritti, No ai ricatti". Firma l'appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack

 http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391202


Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.
Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti.

lunedì 3 gennaio 2011

Il problema giustizia.

Credo che in Italia sia veramente arrivato il momento di pensare ad una riforma organica della giustizia. Sicuramente non nel senso voluto dalla destra, ma nel senso di ridare lustro al terzo organo costituzionale dello Stato Italiano.

In questi anni troppe sono state le leggi che sono state approvate e che hanno davvero messo a dura prova la tenuta del sistema giustizia e troppi sono stati i fondi sottratti alla stessa che hanno fatto inceppare l'intero sistema.

La mancanza di fondi e la mancanza di personale in numero adeguato spesso ha come conseguenza una giustizia denegata, che porta i cittadini a rinunciare alla domanda stessa di giustizia, sia per i tempi interminabili di attesa, sia per i costi elevati e sia perchè molto spesso pur essendo dalla parte della ragione ci si ritrova soccombenti.

Questo a mio parere avviene sia perchè abbiamo leggi farraginose che ,proprio per questo, si prestano alle più disparate interpretazioni, sia perchè in alcuni casi ci si trova di fronte a personale non sufficientemente all'altezza del proprio compito e qualche volta anche non in buona fede.

Io credo che per porre rimedio a questo bisognerebbe cominciare a ripensare al reclutamento dei giudici di pace, che molto spesso non provengono da esperienza forense, anche se possesso da laurea in legge, ma da altre esperienze lavorative, che niente hanno a che vedere con la Giustizia, oppure sono giovani appena laureati in ricerca di uno sbocco lavorativo, senza nessuna esperienza.

In entrambi i casi, molto spesso i risultati non sono davvero di eccellenza e questo non può che creare sfiducia nei cittadini.

Io penso che per svolgere questo ruolo al meglio bisognerebbe avere svolto o la professione di Avvocato o avere ricoperto il ruolo di Magistrato, e affidare quindi ad avvocati o magistrati in pensione questo ruolo .

Non so se sbaglio, ma già questo mi rassicurerebbe non poco.

Penso anche che nel reclutamento di nuovi magistrati ci dovrebbero essere norme più severe e , soprattutto, prevedere anche in questo caso un periodo di attività lavorativa come Avvocato, prima di entrare in Magistratura.

Acquisire esperienza lavorativa a contatto con chi fa domanda di giustizia, sicuramente aiuterebbe molto a comprendere le sofferenze ed i disagi di chi per mille ragioni si trova a doversi rivolgere alla giustizia per vedersi riconosciuto un diritto negato o per avere ristoro per un torto subito.

E poi credo che sarebbe importante un monitoraggio severo del lavoro di Magistrato, naturalmente da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, perchè penso che in una democrazia è importante che vi siano pesi e contrappesi per cercare di far funzionare al meglio le Istituzioni, da cui i cittadini si devono sentire tutelati.