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martedì 15 febbraio 2022

Cambiare Palermo

 


Una volta, quando si parlava di città, la prima cosa che veniva in mente era il suo tessuto urbano, che, a mio parere, è il biglietto di presentazione di una amministrazione comunale.
Per me uno degli esempi più belli rimane la città di Bologna, che è riuscita a mantenere il suo centro storico intatto, frutto di un restauro conservativo ad opera di un grande architetto come Cervellati. Un esperimento irripetibile, almeno fino ad oggi, a Palermo,e questo è un vero peccato, viste le grandi potenzialità di questa città.
Purtroppo non vedo un dibattito politico serio su questo, anzi forse non esiste proprio sul piano della progettualità politica.
Eppure penso che si dovrebbe cercare di fare ripartire Palermo proprio da qui. Credo che nessuno riesca a immaginare uno sviluppo sostenibile in termini ambientali e di significativo incremento di lavoro che parta proprio dal risanamento della città, altro che digitalizzazione.
Per me rimane un grande sogno quello di vedere trasformato il tessuto urbano di Palermo alla stregua delle capitali Europee. Basti pensare, ad esempio, al suo lungomare, che a partire dal porto arriva fino a quasi Villabate, paragonabile alla promenade di Nizza, se solo ci fossero competenza e volontà politica per realizzare la sua trasformazione, sfruttando al meglio le poche risorse che oggi ci sono.
Lo so, sono una sognatrice oramai fuori tempo, ma tutto il lavoro fatto e lo studio in una facoltà di architettura mi hanno dato la certezza che nulla è impossibile, a patto che ci sia la volontà politica che, purtroppo, nelle condizioni date, non si intravvede.
Nella Toscano

Giulietto Chiesa in merito all’Ucraina e terza guerra mondiale

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 Era il 2015 e le parole di Giulietto Chiesa risuonano oggi ancor più di prima con una nuova potenza, quella della lucidità delle idee e di una straordinaria capacità di analisi.

  

Oggi unico paese al mondo vietiamo il lavoro a un milione di italiani, ma nessuno se ne preoccupa.

 

(Articolo di Alessandro Bagnato)

Da dicembre per lo Stato non ho il diritto di salire su un treno, su un pullman, su un aereo, non ho il diritto di entrare in un bar, di andare al ristorante, di dormire in un albergo, di entrare in una piscina o in un museo. Dal 1 febbraio non ho il diritto di entrare nei negozi, in banca, alle poste. Da oggi, 15 febbraio, non avrò più il diritto di lavorare e guadagnarmi da vivere. Mi è rimasto il diritto di entrare nei negozi alimentari e quello, nel caso non avessi qualche risparmio da parte, di morire di fame. Mi è rimasto anche il dovere di pagare le tasse. Divieto in più divieto in meno, in questa situazione si trova oggi qualche milione di persone in Italia, molte delle quali impediti di lavorare.

E’ una tua scelta, magari penserai, basta vaccinarsi e tutto finisce.
E’ vero. Proprio come era una scelta dei professori degli anni ‘30 la loro espulsione dalle Università, bastava prendere la tessera fascista e tutto finiva. Ed era una scelta dei cristiani la loro persecuzione, bastava sacrificare all’Imperatore e tutto finiva. Che dire poi di chi sceglieva di farsi torturare dall’Inquisizione, bastava abiurare e il dolore finiva. E oggi non è forse una scelta quella della donna di subire violenza sessuale? Basta concedersi all’aggressore è la violenza sparisce. Strani tempi questi, in cui se qualcuno minaccia di farti saltare la vetrina se non gli dai 100 euro lo chiami mafioso ma ti sembra normale che lo Stato privi dello stipendio chi non fa del suo corpo quello che è stato deciso dall’alto per lui.
Forse l’istinto ti fa dire che sono cose diverse. Lo sono, con elementi in comune: violenza e discriminazione per ragioni politiche. Se pensi che in questo caso ci siano invece delle ragioni mediche, mi spiace, non sei informato. Non ce ne sono mai state, era noto alla comunità scientifica ben prima che queste misure venissero inserite, ma ora tutti, persino i virologi di corte, lo ammettono candidamente in TV, questa settimana Crisanti e Bassetti.
Allora anche l’obbligo delle cinture di sicurezza è una discriminazione, ti sento ribattere. Davvero? Ti sembra la stessa cosa indossare delle cinture per qualche minuto o qualche ora e accettare un trattamento sanitario sul tuo corpo che ha esiti permanenti, esiti che le case produttrici dichiarano di non conoscere? E soprattutto: ti sembra che la pena prevista per non indossare le cinture sia paragonabile a quella che subisce chi non accetta di subire questo trattamento?
Ti chiederai perché sto scrivendo a te questo messaggio. Lo sto inviando a tutti miei contatti, senza escludere nessuno. So che raggiungerà tanti nella mia stessa condizione, che magari lo adatteranno e lo inoltreranno a loro volta. Raggiungerà altri che a questo ricatto hanno dovuto loro malgrado sottostare e altri che condividono ciò che scrivo e che pur non essendo nella mia situazione si stanno adoperando per fare cessare questo abominio. Ma il messaggio raggiungerà anche persone che lo accoglieranno con fastidio, alcune con molto fastidio. E’ a loro che soprattutto mi rivolgo.
Vedi, questa infamia finirà e i responsabili pagheranno per le loro colpe, come è sempre avvenuto nella storia quando lo Stato si fa tiranno. Ma nella storia è anche sempre avvenuto che la gente comune fuori dai palazzi se la sia poi cavata con queste frasi: non me ne ero accorto, avevo sottovalutato, non ero informato bene, non lo sapevo.
Ecco. Ora lo sai.
Italia, 15 febbraio 2022


Visualizzato da Carla Hamel alle 4 Febbraio 2022 11:48
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mercoledì 2 febbraio 2022

Mattei: «Vi spiego perché la rielezione di Mattarella è una catastrofe per l’Italia»

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L'intervista

Il giurista Ugo Mattei spiega al DiariodelWeb.it la sua lettura sulla dinamica politica che ha portato alla riconferma di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica

Ugo Mattei, professore di Diritto alle Università della California e di Torino
Ugo Mattei, professore di Diritto alle Università della California e di Torino ANSA

«Non sarei contento se restasse Mattarella». Il giurista Ugo Mattei, professore di Diritto alle Università della California e di Torino, lo aveva messo in chiaro già prima dell'inizio della tormentata settimana dell'elezione del presidente della Repubblica. Inevitabile, dunque, che l'esito finale lo abbia lasciato insoddisfatto, come lui stesso commenta ai microfoni del DiariodelWeb.it.Professor Ugo Mattei, che cosa pensa di questa riconferma di Mattarella al Quirinale?

È il minimo che potesse servire al sistema autoritario che è stato messo in piedi.

Che cosa intende?
È evidente che c'è un interesse globale a mettere in ginocchio il Paese, come già successe in Grecia, e che passa attraverso delle riforme che consentano di controllare interamente le istituzioni di garanzia. Obiettivo che sono riusciti ad ottenere comunque.

Ci spieghi.
Alla presidenza della Repubblica c'è Mattarella, completamente prono rispetto ai poteri atlantici: d'altronde fu lui a bombardare Belgrado, quindi non stiamo certo parlando di un dilettante. Al governo c'è Draghi, per conto dell'asse finanziario del Partito democratico americano. E lo stesso giorno di Mattarella hanno eletto anche Giuliano Amato alla presidenza della Corte costituzionale: a sua volta espressione dell'atlantismo più ortodosso, presidente onorario dell'Aspen Institute. Avevano già messo qualche settimana fa Franco Frattini presidente del Consiglio di Stato, uno che a sua volta non si è fatto scappare neanche uno dei think tank atlantisti, dall'Istituto affari internazionali in giù. Un blocco di potere impressionante.

Mi sta dicendo che sono stati gli Stati Uniti a volere la rielezione di Mattarella?
Io credo che agli Stati Uniti sarebbero andate bene entrambe le soluzioni. Questa era quella di ripiego, se non fosse andato in porto il blitz per Draghi. Inizialmente avevano pensato di eleggere lui, perché avrebbe costituito una ristrutturazione ancora più imponente e una sovversione ancora più radicale dell'ordine costituzionale costituito.

E come mai è fallita l'ipotesi Draghi?
Siccome quei miserabili dei parlamentari avevano tanta paura di andare a casa, hanno nuovamente tradito il popolo italiano. Hanno fatto una mini-resistenza a Draghi, che aveva come unico scopo quello di salvarsi la poltrona, quindi gli è andata benissimo la riconferma di Mattarella. Che evitava qualunque scossone.

Che effetti avrà per l'Italia?
Una catastrofe. Il regime è strutturatissimo, non c'è più un ganglo dello Stato che non sia sotto il loro controllo. C'è un allineamento completo tra la presidenza del Consiglio, quella della Repubblica e le istituzioni di garanzia, che sono saltate totalmente. Questo non è l'impianto costituzionale che avevano in mente i padri costituenti.

Quindi tutti i nomi che sono stati gettati nella mischia e bruciati nel corso dei giorni erano solo una finta?
Checché ne dicano i media dominanti, io sono tutt'altro che un complottista. Non penso che ci sia un gruppettino che dà la regia di tutto il mondo. Semmai degli allineamenti di interessi molto forti, che andavano verso una delle due soluzioni: Draghi o Mattarella. Ma non credo che tutto il resto sia stata una manfrina.

Allora è stata una sconfitta del centrodestra che ha provato invano a imporre un suo candidato.
Salvini non è un uomo di Stato, gli interessa solo coltivare un minimo di potere personale. Ha tentato di portare a termine una sua operazione, che è andata com'è andata. Grossi altri tentativi non ce ne sono stati. Sono girati una serie di nomi, anche completamente sostituibili a Mattarella: se fossero stati eletti Cassese, Amato o la Cartabia sarebbe cambiato molto poco.

Che futuro ci aspetta ora?
Penso che, da parte di queste persone, ci sia una grossa irresponsabilità e una grossa miopia. E questo mi dispiace, perché alcuni di questi protagonisti li conosco personalmente anche piuttosto bene: sono persone articolate in tutti i sensi, non personaggi di secondo piano. Ma che non hanno il coraggio o la schiena sufficientemente dritta per avere a cuore l'interesse del Paese. Non sono dei patrioti. Ci aspettano mesi drammatici.

Si riferisce alla crisi economica?
La situazione economica era già preoccupante prima della pandemia: il nostro rapporto debito/Pil era del 130%. Ora è salito oltre il 160%: non c'è alcuna sostenibilità di questo modello di sviluppo. Questi soldi del Pnrr, come sappiamo benissimo, li stiamo prendendo in prestito. E la persecuzione dell'opposizione politica, che a questo punto è chiara, sia dovuta al fatto che l'Italia ha dato in pegno, in cambio del suo nuovo indebitamento, i dati personali della sua popolazione.

Dunque sarebbe questa la garanzia che lo Stato ha promesso?
Non abbiamo più beni pubblici, perché questi signori se li sono già banchettati tutti ai tempi di Ciampi e di Prodi. Ma il valore molto significativo, nella nuova economia della sorveglianza, cognitiva e predittiva, sono i dati sensibili, sempre più intimi, sul comportamento. Garantiti dall'accesso al corpo dei cittadini, come ha lasciato intendere la dinamica del vaccino obbligatorio.

Tutto questo che conseguenze ha per gli italiani?
La produzione in Italia è stata smantellata quasi completamente. Dunque gli italiani sono rimasti un ceto invecchiato di puri consumatori, che hanno però un significativo risparmio privato, soprattutto sotto forma di piccola proprietà immobiliare. Che prima della pandemia era più alto dello stesso debito pubblico, tanto che teneva la nostra economia in piedi. Questo è l'oggetto del prossimo attacco.

Che avverrà con quali modalità?
Attraverso una vera e propria politica di devastazione dell'economia del Paese, già in grande sofferenza. Vogliono chiudere le imprese, creare una crisi ad arte, licenziare i lavoratori o sospenderli dal loro posto. A partire dalla prossima settimana ci sono milioni di persone che non potranno più lavorare. Ciò obbligherà le persone a vivere del proprio risparmio e a vendersi le proprie piccole proprietà. Si vedono già i sentori anche sul piano legislativo, con le norme che impongono di mantenere un elevato standard ecologico negli immobili. Se i piccoli proprietari non hanno i soldi per adeguarsi, perché stanno spendendo tutta la loro liquidità per campare, li venderanno a due lire ai fondi avvoltoio.

Insomma, non intravede alcuna speranza all'orizzonte?
In realtà sul fronte della resistenza stiamo lavorando molto bene, c'è un bel clima tra i vari soggetti politici. Siamo riusciti a superare la contrapposizione tra vax e no-vax, il trappolone mediatico che hanno cercato di tenderci. E c'è un tentativo serio per arrivare ad una soggettività politica unitaria, sia per guidare azioni di disobbedienza civile, sia per mettere in atto la solidarietà nei confronti di chi sta male e starà sempre peggio, sia per partecipare alle prossime elezioni. Questo è un lavoro che sto cercando di portare avanti il più possibile. Le vie giuridiche le abbiamo provate tutte e, quando sono completamente precluse come oggi, non resta che la resistenza.

La sconfitta di Draghi e il Golpe di Davos

 

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