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mercoledì 27 ottobre 2010

Impariamo la Costituzione

L’articolo è sicuramente uno dei principi più significativi della Costituzione Repubblicana: esso è il portato dei valori che discendono dalla rivoluzione francese (Liberté, égalité et fraternité) e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
La proclamazione del principio di uguaglianza segna una rottura decisa nei confronti del passato, quando la titolarità dei diritti e dei doveri dipendeva dall’estrazione sociale, dalla religione o dal sesso di appartenenza. Nell’art. 3, bisogna distinguere il primo comma che sancisce l’uguaglianza in senso formale, dal secondo che riconosce l’uguaglianza in senso sostanziale.

Nell’uguaglianza “formale” trova espressione la matrice liberale della democrazia Italiana, in quella “sostanziale” si rivela il suo carattere sociale.
Uguaglianza formale vuol dire che tutti sono titolari dei medesimi diritti e doveri, in quanto tutti sono uguali davanti alla legge e tutti devono essere, in egual misura, ad essa sottoposti. Le varie specificazioni «senza distinzioni di» furono inserite affinché non trovassero posto storiche discriminazioni, quali, ad esempio, la divaricazione dei diritti tra uomini e donne, alla quale intendeva porre fine l’affermazione di un’uguaglianza «senza distinzioni di sesso». Così, l’uguaglianza «senza distinzioni di razza» serviva a preservare l’ordinamento costituzionale, mettendolo al riparo dall’infamia delle leggi razziali.
Tuttavia, la nostra Costituzione non si arresta al riconoscimento dell’uguaglianza formale: essa va oltre assegnando allo Stato il compito di creare azioni positive per rimuovere quelle barriere di ordine naturale, sociale ed economico che non consentirebbero a ciascuno di noi di realizzare pienamente la propria personalità. Questo passaggio concettuale è pregnante, poiché consente di affermare che le differenze di fatto o le posizioni storicamente di svantaggio possono essere rimosse anche con trattamenti di favore che altrimenti sarebbero discriminatori. In Italia, le azioni positive sono state utilizzate soprattutto per le discriminazioni di genere, contro le donne.
Attraverso l’uguaglianza sostanziale, lo Stato e le sue articolazioni si assumono l’impegno di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini: questo non significa che il compito dello Stato sia quello di tendere verso un malinteso egualitarismo, inteso come uguaglianza dei punti d’arrivo, dove l’individuo finirebbe per essere annichilito, schiacciato dal peso di una società di eguali. Il compito dello Stato è invece quello di agire concretamente per metter tutti nelle stesse condizioni di partenza, dotando ognuno di pari opportunità per sviluppare e realizzare pienamente e liberamente la propria personalità.
Il carattere aperto del principio di uguaglianza ha consentito alla giurisprudenza della Corte Costituzionale di adeguare continuamente il quadro dei diritti e dei doveri all’evoluzione economica e sociale del nostro Paese. Il principio di uguaglianza è stato declinato in un generale divieto di discriminazione; si discrimina quando si trattano in maniera uguale situazioni diverse, ovvero quando si trattano in maniera diverse situazioni uguali. La disparità di trattamento è consentita solo quando le differenze sono stabilite dal legislatore in modo ragionevole ed obiettivo. Attraverso il canone della ragionevolezza, vero cuore del principio di uguaglianza, i divieti di discriminazioni sono stati estesi, per via giurisprudenziale, agli orientamenti sessuali, all’appartenenza ad una minoranza, all’handicap, all’età.
L’uguaglianza è un obiettivo tendenziale che deve essere difeso e tutelato soprattutto quando, come oggi, esso risulta al centro di un attacco incrociato, sia nella sua accezione formale che sostanziale.

Alex Zanotelli:"Ci stanno uccidendo"

domenica 24 ottobre 2010

Battiamoci per un mondo nuovo per far vivere la speranza!!!!

pubblicata da Nella Toscano il giorno domenica 24 ottobre 2010 alle ore 18.23
Bellissimo ed intenso, come sempre,  il discorso  di chiusura del congresso di S e L di Nichi Vendola, con il quale ci ha indicato un cammino per uscire non solo dall'attuale frammentazione della sinistra, ma anche per andare al governo del paese, per cercare di risolvere i gravi problemi che abbiamo di fronte e, prima di tutto, il problema del lavoro!
Condivido il suo appello  a ritrovarsi a sinistra dopo  il più largo e lungo  smarrimento, ma certamente non per tornare in un luogo antico  e soprattutto non per sommare gli ex, ma per ritrovarsi come comunità, come uomini e donne di un paese  reso irriconoscibile, spaccato e ferito, sopraffatto dall'egoismo, che ha soppiantato la narrazione civile e lo spirito  della lotta civile.
Sinistra: parola necessaria, ma non sufficiente per cambiare,  perchè solo la parola non ha più senso, bisogna riempire questa parola di contenuti politici, che Vendola non ha mancato di enunciare: primo fra tutti mettere al centro  un nuovo welfer ,   dare valore a ciascuna persona,  lottare per i diritti sociali e  la libertà, per il reddito di cittadinanza per chi è tagliato fuori,  sostenibilità ambientale,   sviluppo urbano sostenibile,  cura del territorio.
Necessità a rimettere al centro la cultura per far crescere questo paese, attaccata pesantemente da Tremonti  che ha sottratto risorse alle scuole e università, oltre  che agli enti culturali.
Difesa del principio della laicità dello stato e confronto con i cattolici  ispirato al senso delle proporzioni!
Dare voce all'Italia migliore,   raccontarla,   dare evidenza alle persone che non hanno voce e che ogni giorno si impegnano per costruirla, anche questo obiettivo assolutamente condivisibile, come lo è anche quello di riappropriarsi della parola Libertà e di mettere punti fermi  a cominciare dall'indisponibilità della vita umana, a cominciare dalla non violenza, dalla libertà delle donne.
Bello il suo richiamo alla bellezza non  intesa  come virilità, come fisicità che resiste alla prova del tempo, in un olimpo pacchiano racchiuso tra Dioniso ed Apicella, ma come singolarità straordinaria dell'uomo, che si ritrova nello sguardo dei bambini, nella vita che vuole essere tutelata e non mercificata....  Battiamoci insieme a Lui per un mondo nuovo, per far vivere la speranza!!!!!
Nella Toscano

lunedì 18 ottobre 2010

Modica quantità di Concita De Gregorio

La donna uccisa del giorno è Lea Garofalo, 35 anni, scusate se parto da qui. Non è cronaca nera: è un'ecatombe di figlie, nipoti, mogli, vicine di fila, parenti e conoscenti. A volte sono storie di famiglia, altre di mafia, altre ancora di barbara inciviltà. Una al giorno, a volte due, a volte tre: donne che muoiono ammazzate. Questa di Lea Garofalo - che è stata sciolta nell'acido chissà quando, lo sappiamo oggi, dal padre di sua figlia - ha per teatro Monza, poi uno dice che le mafie sono al Sud, il nord padano non vuole avere a che fare con quei criminali, secessione, federalismo please. Lea Garofalo, che collaborava con la giustizia, al contrario di molti altri non godeva di alcuna protezione. Aveva rinunciato. È stato più facile, così, dissolverla: letteralmente. Finchè non affronteremo il problema del femminicidio per quello che è, una strage ordinaria e quotidiana spacciata per una sequenza di raptus stranezze e follie, non avremo non solo mezzi, ovviamente, prima ancora non avremo il pensiero che serve per provare a combattere questa silenziosa guerra civile.
L'altra guerra, quella più vistosa, è la battaglia di cui tutti parlano. Spie, dossier, guerra per il controllo dell'informazione come se non fosse già abbastanza controllata ai piani alti del Potere. Alla sua prima uscita pubblica il neo ministro Romani giudica la puntata di Report andata in onda domenica "odiosa" e viziata da "eccesso di antiberlusconismo". Eccesso. Ne esiste una modica quantità, dunque, consentita. Aggiunge Romani che era "un prodotto giornalistico inefficace". Avendo incollato al video 5 milioni di persone a quell'ora di notte sembrava invece piuttosto efficace, anche per le casse del servizio pubblico, ma forse Romani è molto esigente e di milioni di spettatori ne pretende 10. Prosegue intanto la solitaria (?) battaglia di Masi contro Annozero, ricorsi su ricorsi, di nuovo non sappiamo se giovedì il programma sarà in onda. Nessun veicolo pubblicitario è mai stato più efficace di Masi, per Santoro. Se non ci fosse dovrebbe inventarlo. Presto arriverà a 10 milioni di spettatori: tutti ce lo auguriamo, di passaggio anche per la soddisfazione di Romani.
È sbalorditivo l'attivismo di governo contro i programmi di informazione e l'inerzia verso le attività di dossieraggio gravi e gravissime su cui fanno affidamento per i loro "scoop" i giornali di proprietà della famiglia B. Ieri le ultime dal fronte spioni al servizio dei media di famiglia: i magistrati indagano sul giornalista di Panorama Giacomo Amadori a cui un finanziere ora agli arresti domiciliari forniva dati dagli archivi riservati della GdF, dati riferiti solo a magistrati e giornalisti giudicati antiberlusconiani, evidentemente non in modica quantità. Il direttore di Panorama sostiene che il giornalista "faceva solo il suo lavoro". Il fatto è che il lavoro, come la legge, in questo paese evidentemente non è uguale per tutti.
Agli studenti della Normale di Pisa Napolitano si è rivolto così: "Comprensibile la vostra frustrazione, conto sul vostro senso di responsabilità". Poi ha aggiunto: "Nessuno può fingere di ignorare le condizioni del sistema universitario". Nessuno, neppure il ministro Gelmini impegnato a monitorare le lapidi al Pci.