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mercoledì 1 aprile 2026

Occhi di un mondo altr

o epodstroSnuc9l94i e amag:i6aemo7af01t037 l2oa026301r rl06z2f · LA PACE "Ho 84 anni, ero un bambino durante la seconda guerra mondiale, ma mi ricordo molto bene il tragico bagaglio che aveva portato: mio nonno ferroviere fu ucciso in un bombardamento degli alleati mentre stava lavorando insieme ai suoi colleghi, la disperazione dei miei, la fatica e la paura di essere sfollati, la mancanza del cibo, il freddo, il terrore di chi rischia la morte per un tozzo di pane, le file interminabili per l’acqua. E poi, i grandi egoismi di molti, i gesti eroici di pochi, la generosità e l’altruismo esercitati in silenzio di altri. Oggi la mia mente ripercorre quei ricordi dolorosi e vedo che nulla è cambiato: c’è chi inneggia alla guerra, anche nucleare, incurante dei dolori che porta, chi si fa alfiere di vari interessi, chi randella quotidianamente chi la pensa in maniera critica, azzerando il confronto e trasformando il dialogo in una assurda polarizzazione: amico di Putin se sei per la pace o difensore della democrazia se aderisci all’invio di armi per l’Ucraina. Perfino il Papa è stato dichiarato “pacifista estremista”, come se invocare la pace fosse da vigliacchi o peggio, da inetti, incapaci di “prendere una posizione”. Roba da matti, o da incoscienti. O roba da falchi…(...) Gino Strada, come lo hanno ricordato a un incontro a Sesto S. Giovanni, prendendo in prestito le parole di Albert Einstein all’indomani della fallimentare conferenza sul disarmo del 1932 a Ginevra, diceva sempre che la guerra non si può umanizzare, ma solo abolire, perché è impossibile e illusorio imporre regole di comportamento. (...) In America Latina, ad esempio, lo sanno bene cosa hanno portato le guerre e le dittature. Popoli assoggettati, sterminati, come ad esempio i paesi del Centro America, il Salvador o il Guatemala, chiamati, per le continue stragi delle loro popolazioni “il mattatoio d’America” e che hanno avuto dalla storia solo un flebile “scusa” di Barak Obama in una conferenza stampa nel 2010. Ma si sa, non tutte le vittime di guerra hanno la stessa considerazione. (...) i migranti portati in Bielorussia dal Medioriente e bloccati ai confini della Polonia da un muro di filo spinato di più di 180 km, che fino hanno fatto? Ma come si può andare avanti così? Per sapere qualcosa di serio e vero sui conflitti e sul mondo, ormai ascolto quasi solamente Radio Vaticana. Sulla rivista Missioni Consolata il suo direttore Gigi Anataloni, nel suo editoriale nomina monsignor Tonino Bello, che sosteneva qualche tempo fa: “Il mio desiderio è quello del cessate il fuoco, perché non è possibile, non è accettabile, non è pensabile che ancora oggi, con tutto il progresso che abbiamo fatto, con tutta la cultura che abbiamo alle spalle, della gente debba essere massacrata a questo modo. E’ osceno. Io credo che ci vergogneremo domani per la nostra mancanza di insurrezione di coscienza (…) La guerra tutto può partorire, fuorchè la pace e la giustizia. La pace non arriverà, finchè non si farà giustizia.” Non ci rendiamo neanche conto che questi tamburi di guerra non porteranno certo alla prosperità economica, anzi: l’inflazione sta crescendo e crescerà ancora indebolendo il valore dei già magri stipendi delle classi più fragili, aumenteranno i precari, i prezzi si gonfieranno sempre di più e le conseguenze sociali saranno devastanti, non soltanto per l’Europa, ma anche per altre regioni del mondo: la globalizzazione non dà scampo a nessuno, e la pandemia ci ha già insegnato che i confini non esistono più. (...) Un antropologo ha detto che l’inizio della civiltà è iniziata da un femore guarito. Nell’era preistorica, animale o uomo, quando si ferivano, la loro vita era condannata. Non potevano scappare. Un femore guarito è stata la prova che qualcuno si è preso cura del ferito, lo ha protetto e lo ha curato. Questa regola vale ancora oggi: nessuno si salva da solo. Lo ha detto il Papa ma lo hanno già detto le popolazioni millenarie prima di lui. Noi dobbiamo solo ascoltare e seguirne il solco e, come amava dire Vittorio Arrigoni, Vik, il mio giovane collega, scrittore e pacifista che sognava e lavorava per la pace tra Palestina e Israele, “restare (restiamo) umani”. Dopo la sua morte, sopraggiunta nel marzo 2023, tutti fecero a gara per tessere elogi sconfinati alla memoria di Gianni Minà. Molto spesso, va detto, con una buona dose di ipocrisia, visto che negli ultimi anni era stato accantonato e emarginato, per aver dato voce, e quindi risonanza, a tanti personaggi del sud del mondo che, da sempre, conviene ignorare e silenziare, evitando di creare disagi e imbarazzi. Questo è un breve stralcio di un articolo scritto da Minà sulla pace, poco prima di morire. Ho dovuto riassumerlo per esigenze di spazio, ma si può trovare facilmente sul web in versione integrale. Sarebbe utile e importante ascoltare le sue parole e ciò che ci ha lasciato come riflessione e come sorta di testamento. Il testamento di una persona lucida e razionale fino alla fine, libera e senza confini mentali, lontana dagli istrioni che fanno il bello e il cattivo tempo, che pontificano in termini assoluti di buoni e di cattivi, forti di schiere di soldatini asserviti e perennemente allineati.

1 commento:

Nella ha detto...

Grande veramente,un bel ricordo di Minà che deve farci riflettere.Sono d'accordo con tutto quello che ha scritto e penso che tutti dovrebbero leggerlo e riflettere su questo angosciante presente, dove ci ha precipitato questa polica oppurtunista e cialtronesca, che non fa presagire niente di buono per il futuro che oggi appare nero come la pece. Le guerre in corso scatenate da un pazzo per incordigia sono il massimo della follia umana a cui nessun popolo si deve adeguare e deve lottare per sconfiggerla. Potere vivere in pace è ciò a cui tutti dovremmo asprare e , ahinoi, i pazzi del mondo vogliono farci precipitare. Basta querre, Viva la Pace!
Nella Toscano