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mercoledì 1 aprile 2026

Negata la base di Sigonella, Meloni fa l’equilibrista: si “smarca” da Trump, poi fa marcia indietro

dalla bacheca di Michela Selaggio su fb: 1 Aprile 2026 di Giacomo Salvini Colle avvisato Da giorni, dopo la sconfitta referendaria, i collaboratori hanno raccolto gli sfoghi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: il referendum sulla Giustizia è stato perso anche per gli effetti – economici e militari – della guerra degli Stati Uniti e Israele all’Iran e anche per l’impopolarità del presidente americano Donald Trump nell’elettorato italiano. Da qui anche la scelta di non partecipare nemmeno con un videomessaggio al Cpac in Texas (la prima volta da quando è al governo) dopo le interviste di alcuni esponenti del mondo Maga – come Steve Bannon – estremamente critici verso il governo italiano. Anche per questo, sulla base del trattato del 1954, è nata la scelta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Difesa Guido Crosetto di negare, venerdì sera, l’autorizzazione all’utilizzo della base di Sigonella ai cacciabombardieri americani, come anticipato ieri mattina dal Corriere della Sera. La premier è stata informata in tempo reale dal ministro della Difesa Guido Crosetto poco dopo la mezzanotte di venerdì. I due bombardieri americani – probabilmente partiti dall’Inghilterra, dalla base di Colchester – si sarebbero fermati a Sigonella per fare rifornimento e ripartire verso il Medio Oriente ma nella notte, quando erano già in volo, il capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano ha chiamato Crosetto che a sua volta ha deciso con la premier di negare l’autorizzazione all’uso della nostra base. Nelle ore successive è stato anche informato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è capo delle forze armate e con cui era stata concordata la linea sull’uso delle basi militari americane in Italia all’ultimo Consiglio Supremo di Difesa. Poi la notizia è arrivata alla Casa Bianca. Una decisione che permette al governo italiano di poter rivendicare una forma di distanza – seppur timida – da Washington dopo il referendum. Meloni, infatti, sta accarezzando l’idea di iniziare a prendere le distanze dall’amministrazione americana. E proverà a farlo giovedì prossimo, quando si presenterà in aula a Montecitorio per tornare alle origini delle posizioni meloniane sulla politica estera: “Alleati ma non sudditi”, è il mantra che viene ribadito ai vertici di Fratelli d’Italia. Non è un caso che nelle ultime settimane – da quando è iniziato il conflitto in Medio Oriente – non risultino contatti tra la premier e il presidente americano Donald Trump, se non nel contesto di una videochiamata del G7. Eppure l’idea di prendere le distanze da Trump viene solo accarezzata, ma non portata fino in fondo. La premier teme ritorsioni politiche e diplomatiche. La reazione stizzita di Trump contro gli alleati europei ormai è un film già visto, anche se non ancora a Palazzo Chigi. Così nelle stanze di governo non viene apprezzata la “fuga di notizie”– a cinque giorni di distanza – sulla decisione di negare le nostre basi. Per diverse ore, a fine mattinata, ci sono tensioni tra Palazzo Chigi e il ministero della Difesa. Alla fine, sia Meloni che Crosetto provano a metterci una toppa per rassicurare Washington. La premier fa sapere in una nota ufficiale che l’Italia “ha agito nel rispetto degli accordi internazionali” e degli “indirizzi espressi dalle Camere”, ma allo stesso tempo nega qualsiasi crisi diplomatica con gli Stati Uniti: “Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Anche Crosetto, con un tweet, fa sapere che “le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato” specificando che “non c’è alcun raffreddamento o tensione” con gli Stati Uniti. La linea del governo comunque è che l’Italia “non è come la Spagna di Sánchez”. Al momento, nonostante le richieste delle opposizioni, non è in agenda un’informativa dell’esecutivo in Parlamento. Ne parlerà Meloni in aula direttamente giovedì prossimo. Il Fatto Quotidiano © 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006

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