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giovedì 2 aprile 2026

I giovani e la speranza

Il discorso inaugurale dell’anno accademico dell’Università di Padova di Paola Bonomi, studentessa di 22 anni, non dovrebbe, o meglio non avrebbe dovuto passare inosservato e far riflettere tutti, soprattutto coloro che hanno contribuito alla devastazione dello stato di diritto di questo Paese, che oggi potremmo definire Stato dei mancati diritti, perché di questo si tratta. Cosa c’è di peggio di impedire ai giovani di esercitare il proprio diritto di voto solo perché ci si trova fuori sede per motivi di studio e di lavoro e nell’impossibilità di pagarsi il viaggio per raggiungere i luoghi della propria residenza? Purtroppo siamo arrivati a questo punto per l’insipienza di questi politici al governo, che esercitano il potere di veto, come in questo caso, solo per fini strettamente personali. Una politica che guarda solo al proprio interesse e non a quello della collettività è malata grave e, purtroppo, lo è da molto tempo, mentre noi il popolo non abbiamo voluto capire e ci siamo girati dall’altra parte, senza minimamente pensare alle conseguenze che tale comportamento avrebbe avuto sui giovani, soprattutto, ma non solo, e nel caso specifico anche sul risultato referendario. Un intrevento questo da dove si evince l’amarezza e la preoccupazione dei giovani di oggi, che denunciano “ la frattura, ormai evidente, tra il futuro che vengoni invitati a costruirsi e il presente”: “Studia, che il futuro è tuo, basta impegnarsi.” “Un po’ di gavetta l’abbiamo fatta tutti.” “Se vuoi puoi.” Per realizzare questo sogno oggi i giovani sono costretti a fare sacrifici immensi, a cominciare dall’esborso dell’esoso costo di €.500,00 per una stanza, per potere soggiornare lì dove hanno scelto di seguire corsi di studio, che, purtroppo, non tutti possono permettersi. Ascoltando questo intervento mi è tornato in mente il tempo passato in cui noi giovani del passato si studiava certi che poi, ottenuto il famoso pezzo di carta, si poteva aspirare a un lavoro certo. Un privilegio che oggi i giovani non hanno più, proprio perché non hanno nessuna garanzia per un futuro certo di lavoro, nonché di vivere quella spensieratezza di cui noi giovani del passato abbiamo potuto godere: una gioventù fatta sì anche di sacrifici - perché neppure negli anni 60-70 si era tutti ricchi- ma c’era la cansapevolezza di un futuro migliore raggiungibile. AI giovani di allora è toccato il privilegio di vivere una stagione ricca di avvenimenti, di sfide in un Paese che si stava risvegliando dalla tragedia della guerra passata. Quelli sono stati anni bellissimi, indimenticabili: tutto sembrava a portata di mano! Per i giovani di allora è stato un periodo fortunato, che purtroppo non abbiamo avuto la capacità di preservare per le future generazioni: questo è il grande rammarico che ognuno di noi dovrebbe avere. E’ vero che a partire dalla fine degli anni 70 il Paese ha attraversato momenti bui, che hanno segnato la vita di tutti noi e per molti è stata la fine di una illusione che si credeva non si dovesse esaurire mai. L’illusione del benessere raggiunto, vissuto come un’assicurazione a vita si è rivelata fallace e senza prospettiva per un futuro di Pace e di benessere. L’incapacità di una visione del futuro da parte della politica ha portato al disastro, non solo dell’Italia, ma di tutto l’occidente, che oggi vive una crisi nera di valori, di lavoro, di sviluppo, di guerre in diverse parti del mondo. E così oggi i giovani si trovano a dovere affrontare un presente senza speranza, ricco d’insidie e ad inseguire il futuro come un miraggio che sembra irrangiugibile per i tanti ostacoli che vi si frappongono. Le guerre imperverano in diverse parti del mondo, genocidi, deportazioni con tutte le conseguenze che ciò comporta e che credevamo sconfitte per sempre. La follia di chi oggi governa il mondo, produce disastri su disastri, a cominciare da quelli ambientali, che stanno distruggendo l’ambiente ed il clima modificto a colpi di geongegneria, con scie chimiche che coprono il nostro cielo azzurro e piogge incessanti che cancellano centri abitati, strade, ponti ecc. per colpa di politiche assassine che mirano a distruggere l’uomo e soppiantarlo con “l’intelligenza artificiale” o forse sarebbe meglio dire con la “deficienza artificiale”. Sarebbe ora di chiederci di chi è la colpa di tutti questi disastri! Non sarà forse dovuta alla mancanza di partecipazione alla politica di tutti? Alla delega in bianco che si è data a politici sempre più corrotti e senza scrupoli? Alla povertà che aumenta per colpa di politiche dissennate,che mettono la ricchezza nelle mani di pochi , mentre al popolo vengono riservate le briciole? Armi di distrazione di massa sono state propinate da tutti i governi, insieme a un sistema di controllo delle masse, per distrarci dai problemi veri, per farci dimenticare il “futuro”, quel futuro che oggi è in mano a una politica spesso criminale, con una giustizia che non è uguale per tutti, con una stampa corrotta, con una sanità allo sbando e impoverita, mentre pochi si sono arricchitti oltre ogni decenza umana a discapito del popolo che hanno reso sottomesso e incapace di reagire. Questo è il mondo che stiamo consegnando ai giovani per colpa delle nostre dimenticanze e incapacità di una politica che governi per il bene comune e non invece per quello di pochi. Nella toscano 2.4.2026

mercoledì 1 aprile 2026

Negata la base di Sigonella, Meloni fa l’equilibrista: si “smarca” da Trump, poi fa marcia indietro

dalla bacheca di Michela Selaggio su fb: 1 Aprile 2026 di Giacomo Salvini Colle avvisato Da giorni, dopo la sconfitta referendaria, i collaboratori hanno raccolto gli sfoghi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: il referendum sulla Giustizia è stato perso anche per gli effetti – economici e militari – della guerra degli Stati Uniti e Israele all’Iran e anche per l’impopolarità del presidente americano Donald Trump nell’elettorato italiano. Da qui anche la scelta di non partecipare nemmeno con un videomessaggio al Cpac in Texas (la prima volta da quando è al governo) dopo le interviste di alcuni esponenti del mondo Maga – come Steve Bannon – estremamente critici verso il governo italiano. Anche per questo, sulla base del trattato del 1954, è nata la scelta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Difesa Guido Crosetto di negare, venerdì sera, l’autorizzazione all’utilizzo della base di Sigonella ai cacciabombardieri americani, come anticipato ieri mattina dal Corriere della Sera. La premier è stata informata in tempo reale dal ministro della Difesa Guido Crosetto poco dopo la mezzanotte di venerdì. I due bombardieri americani – probabilmente partiti dall’Inghilterra, dalla base di Colchester – si sarebbero fermati a Sigonella per fare rifornimento e ripartire verso il Medio Oriente ma nella notte, quando erano già in volo, il capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano ha chiamato Crosetto che a sua volta ha deciso con la premier di negare l’autorizzazione all’uso della nostra base. Nelle ore successive è stato anche informato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è capo delle forze armate e con cui era stata concordata la linea sull’uso delle basi militari americane in Italia all’ultimo Consiglio Supremo di Difesa. Poi la notizia è arrivata alla Casa Bianca. Una decisione che permette al governo italiano di poter rivendicare una forma di distanza – seppur timida – da Washington dopo il referendum. Meloni, infatti, sta accarezzando l’idea di iniziare a prendere le distanze dall’amministrazione americana. E proverà a farlo giovedì prossimo, quando si presenterà in aula a Montecitorio per tornare alle origini delle posizioni meloniane sulla politica estera: “Alleati ma non sudditi”, è il mantra che viene ribadito ai vertici di Fratelli d’Italia. Non è un caso che nelle ultime settimane – da quando è iniziato il conflitto in Medio Oriente – non risultino contatti tra la premier e il presidente americano Donald Trump, se non nel contesto di una videochiamata del G7. Eppure l’idea di prendere le distanze da Trump viene solo accarezzata, ma non portata fino in fondo. La premier teme ritorsioni politiche e diplomatiche. La reazione stizzita di Trump contro gli alleati europei ormai è un film già visto, anche se non ancora a Palazzo Chigi. Così nelle stanze di governo non viene apprezzata la “fuga di notizie”– a cinque giorni di distanza – sulla decisione di negare le nostre basi. Per diverse ore, a fine mattinata, ci sono tensioni tra Palazzo Chigi e il ministero della Difesa. Alla fine, sia Meloni che Crosetto provano a metterci una toppa per rassicurare Washington. La premier fa sapere in una nota ufficiale che l’Italia “ha agito nel rispetto degli accordi internazionali” e degli “indirizzi espressi dalle Camere”, ma allo stesso tempo nega qualsiasi crisi diplomatica con gli Stati Uniti: “Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Anche Crosetto, con un tweet, fa sapere che “le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato” specificando che “non c’è alcun raffreddamento o tensione” con gli Stati Uniti. La linea del governo comunque è che l’Italia “non è come la Spagna di Sánchez”. Al momento, nonostante le richieste delle opposizioni, non è in agenda un’informativa dell’esecutivo in Parlamento. Ne parlerà Meloni in aula direttamente giovedì prossimo. Il Fatto Quotidiano © 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006

Occhi di un mondo altr

o epodstroSnuc9l94i e amag:i6aemo7af01t037 l2oa026301r rl06z2f · LA PACE "Ho 84 anni, ero un bambino durante la seconda guerra mondiale, ma mi ricordo molto bene il tragico bagaglio che aveva portato: mio nonno ferroviere fu ucciso in un bombardamento degli alleati mentre stava lavorando insieme ai suoi colleghi, la disperazione dei miei, la fatica e la paura di essere sfollati, la mancanza del cibo, il freddo, il terrore di chi rischia la morte per un tozzo di pane, le file interminabili per l’acqua. E poi, i grandi egoismi di molti, i gesti eroici di pochi, la generosità e l’altruismo esercitati in silenzio di altri. Oggi la mia mente ripercorre quei ricordi dolorosi e vedo che nulla è cambiato: c’è chi inneggia alla guerra, anche nucleare, incurante dei dolori che porta, chi si fa alfiere di vari interessi, chi randella quotidianamente chi la pensa in maniera critica, azzerando il confronto e trasformando il dialogo in una assurda polarizzazione: amico di Putin se sei per la pace o difensore della democrazia se aderisci all’invio di armi per l’Ucraina. Perfino il Papa è stato dichiarato “pacifista estremista”, come se invocare la pace fosse da vigliacchi o peggio, da inetti, incapaci di “prendere una posizione”. Roba da matti, o da incoscienti. O roba da falchi…(...) Gino Strada, come lo hanno ricordato a un incontro a Sesto S. Giovanni, prendendo in prestito le parole di Albert Einstein all’indomani della fallimentare conferenza sul disarmo del 1932 a Ginevra, diceva sempre che la guerra non si può umanizzare, ma solo abolire, perché è impossibile e illusorio imporre regole di comportamento. (...) In America Latina, ad esempio, lo sanno bene cosa hanno portato le guerre e le dittature. Popoli assoggettati, sterminati, come ad esempio i paesi del Centro America, il Salvador o il Guatemala, chiamati, per le continue stragi delle loro popolazioni “il mattatoio d’America” e che hanno avuto dalla storia solo un flebile “scusa” di Barak Obama in una conferenza stampa nel 2010. Ma si sa, non tutte le vittime di guerra hanno la stessa considerazione. (...) i migranti portati in Bielorussia dal Medioriente e bloccati ai confini della Polonia da un muro di filo spinato di più di 180 km, che fino hanno fatto? Ma come si può andare avanti così? Per sapere qualcosa di serio e vero sui conflitti e sul mondo, ormai ascolto quasi solamente Radio Vaticana. Sulla rivista Missioni Consolata il suo direttore Gigi Anataloni, nel suo editoriale nomina monsignor Tonino Bello, che sosteneva qualche tempo fa: “Il mio desiderio è quello del cessate il fuoco, perché non è possibile, non è accettabile, non è pensabile che ancora oggi, con tutto il progresso che abbiamo fatto, con tutta la cultura che abbiamo alle spalle, della gente debba essere massacrata a questo modo. E’ osceno. Io credo che ci vergogneremo domani per la nostra mancanza di insurrezione di coscienza (…) La guerra tutto può partorire, fuorchè la pace e la giustizia. La pace non arriverà, finchè non si farà giustizia.” Non ci rendiamo neanche conto che questi tamburi di guerra non porteranno certo alla prosperità economica, anzi: l’inflazione sta crescendo e crescerà ancora indebolendo il valore dei già magri stipendi delle classi più fragili, aumenteranno i precari, i prezzi si gonfieranno sempre di più e le conseguenze sociali saranno devastanti, non soltanto per l’Europa, ma anche per altre regioni del mondo: la globalizzazione non dà scampo a nessuno, e la pandemia ci ha già insegnato che i confini non esistono più. (...) Un antropologo ha detto che l’inizio della civiltà è iniziata da un femore guarito. Nell’era preistorica, animale o uomo, quando si ferivano, la loro vita era condannata. Non potevano scappare. Un femore guarito è stata la prova che qualcuno si è preso cura del ferito, lo ha protetto e lo ha curato. Questa regola vale ancora oggi: nessuno si salva da solo. Lo ha detto il Papa ma lo hanno già detto le popolazioni millenarie prima di lui. Noi dobbiamo solo ascoltare e seguirne il solco e, come amava dire Vittorio Arrigoni, Vik, il mio giovane collega, scrittore e pacifista che sognava e lavorava per la pace tra Palestina e Israele, “restare (restiamo) umani”. Dopo la sua morte, sopraggiunta nel marzo 2023, tutti fecero a gara per tessere elogi sconfinati alla memoria di Gianni Minà. Molto spesso, va detto, con una buona dose di ipocrisia, visto che negli ultimi anni era stato accantonato e emarginato, per aver dato voce, e quindi risonanza, a tanti personaggi del sud del mondo che, da sempre, conviene ignorare e silenziare, evitando di creare disagi e imbarazzi. Questo è un breve stralcio di un articolo scritto da Minà sulla pace, poco prima di morire. Ho dovuto riassumerlo per esigenze di spazio, ma si può trovare facilmente sul web in versione integrale. Sarebbe utile e importante ascoltare le sue parole e ciò che ci ha lasciato come riflessione e come sorta di testamento. Il testamento di una persona lucida e razionale fino alla fine, libera e senza confini mentali, lontana dagli istrioni che fanno il bello e il cattivo tempo, che pontificano in termini assoluti di buoni e di cattivi, forti di schiere di soldatini asserviti e perennemente allineati.

venerdì 27 marzo 2026

La vittoria del No , il conseguente sfaldamento del cd e le sfide per il futuro della sx

La destra governativa pensava di avere i numeri per portare a compimento lo scempio della Giustizia e della Costituzione, contando sull'astensionismo e sulla propaganda becera condotta per confondere il popolo meno acculturato e consapevole. Ha commesso errori gravi in questa campagna referendaria che hanno portato alla vittoria del NO: risultato conseguito per il grande impegno di magistrati come Gratteri e Di Matteo e di chi ha accolto il loro appello , nonchè dei comitati che si sono costituiti in tutto il territorio nazionale che hanno spiegato ai cittadini i pericoli che il Paese stava correndo qualora avesse vinto il si. Per fortuna i cittadini e in particolare i giovani, che sono stati la grande sorpresa di questo referendum, che a stragrande maggioranza hanno capito e si sono recati in massa a votare. Quello che è successo e sta succedendo è che il cd si sta sfaldando: caduto il loro obiettivo si riforma della giustizia per assicurarsi l'impunità stanno emergendo tutte le contraddizioni all'interno di una coalizione, che sembra più un'armata brancaleone che un'aggregazione politica. Sono cadute le teste di Delmastro e della Bartolozzi e poi quella della Santanchè, su richiesa della Meloni,che adesso minaccia di portarsi dietro tutti. Adesso anche le perquisizioni al Ministero della Difesa con l'ipotesi di reati gravissimi! Non vi è dubbio che siamo difronte a una classe dirigente della destra che venuta al potere credeva e crede di poter fare quello che vuole in dispregio di qualsiasi legge, forma e buon senso. E' evidente comunque che la toppa delle dimissioni dei suddetti personaggi si è rivelata peggio del buco ed è la conferma di quanto sospettato in merito alle tante bramate riforme della giustizia, che, ricordiamolo, ricalcolano il piano della P2 di Licio Gelli a cui ha aderito il Berlusconi, anch'esso pregiudicato e a cui la di lui figlia voleva dedicare la vittoria del si. Per fortuna la maggioranza degli italiani hanno capito e così abbiamo scampato il pericolo di una deriva fascista che non si sa dove ci avrebbe portato. Ora, però, si pone il problema di come uscire da questo disastro. E' palese che la vittoria del NO non se la possono attribuire i partiti politici e i vari sindacati, che non sono stati determinanti per la vittoria del NO, che va attribuita invece all'apporto rilevante delle associazioni,comitati e alla società civile, oltre che all'impegno senza riserve dei magistrati a cominciare da Gratteri e Di Matteo. Quindi, i partiti di sx evitino di appropriarsene e di ritenere a prescindere che saranno i futuri vincitori delle prossime consultazioni elettorali, perchè così non è e di più se non lo si capirà e non si invertirà proprio il modo di porsi. Ha fatto bene la Salis a dichiarare che le primarie non vanno fatte, perchè sono divisive e il fatto stesso che Conti l'indomani del voto, con una tempistica veramente incredibile , abbia dichiarato di essere disposto a candidarsi non è una bella cosa. Io penso che più che primarie il popolo che si riconosce nella Costituzione e vuole portare avanti la sua attuazione debba organizzarsi per raccogliere tutti coloro che vogliono veramente cambiare questo Paese, cominciando a pensare a politiche quali la redistribuzione del reddito, ai diritti calpestati da questo governo quali la giustizia, l'istruzione, la sanità, l'ambiente, il lavoro, il diritto alla casa e al salario per chi rimane fuori dal mercato del lavoro,oltre e soprattutto la Pace e in osservanza dell'art. 11 della Costituzione il ritiro da qualsiasi guerra anche in termini di aiuti finanziari. La vittoria della sinistra, a mio parere, passa proprio da qui e, credo, anche che sarebbe necessario e urgente unire tutte le forze per portare avanti questo ambizioso obiettivo, per mandare a casa questi guerrafondai cialtroni che hanno rovinato il Paese! N.T.

lunedì 16 marzo 2026

Votare NO è dovere di ogni cittadino democratico per difendere la Costituzione !

Molti cittadini, purtroppo, ancora non riescono a comprendere che la posta in gioco di questo referendum è la modifica della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, con il contributo di tutte le forze politiche che hanno fatto parte della Costituente; eletta con il sistema proporzionale atto a garantire la massima rappresentatività. La Costituzione è stata approvata con il massimo dei voti, avendo ottenuto 458 voti favorevoli e 62 contrari, su un totale di 520 votanti. Ho sempre sostenuto e lottato contro ogni modifica costituzionale, che diversi governi,anche della cosiddetta sinistra, hanno apportato e/o pensato di apportare alla stessa. Penso alla modifica del titolo V° voluto dalla sx, che ha creato solo disastri al Paese, e al pareggio di Bilancio introdotto in Costituzione da Monti e votato da tutti i partiti, che, ahinoi, è una legge fascistissima, di cui il Paese piange le amare conseguenze e altresì ai referendum ed altresì ai referendum del 2006 e 2016 di cui uno voluto da Berlusconi e l’altro da Renzi, che gli italiani hanno respinto a maggioranza. Questa mia convinzione viene da lontano e oggi trova conforto nelle parole di Giorgio Lattanzi, già Presidente della Corte Costituzionale, il quale afferma che “la Costituzione di regola non si dovrebbe toccare e che solo eccezionalmente può essere assoggettata a revisione.” “Perché la stabilità di una nazione è legata alla stabilità della sua Costituzione! La Costituzione è la sua Carta fondamentale e non può essere trattata come una qualunque legge ordinaria, che viene modificata a seconda delle esigenze e delle convenienze anche politiche del momento, come sta avvenendo per la legge elettorale. La Costituzione è come un orologio di precisione, se se ne cambiano gli ingranaggi è assai probabile che cessi di funzionare correttamente.” Ovviamente sono d’accordo con G. Lattanzi che si debba dire NO a questa riforma Costituzionale, perché è di questo che stiamo parlando, anche se la destra si guarda bene dal dirlo. Bisogna quindi dire NO “innanzitutto, perché è stata approvata in un modo indecente, sulla base di un disegno di legge governativo blindato, che nei quattro passaggi parlamentari non ha potuto ricevere miglioramenti e correzioni, di cui pure avrebbe avuto bisogno, come se la Costituzione fosse patrimonio di una parte politica e non dell’intera Nazione. È stata infatti modificata in solitudine, solo dalla maggioranza governativa.” Ovviamente questo è inaccetabile per tutti quei cittadini che continuano a credere in essa e lo dovrebbe essere anche per qualsiasi cittadino che vi si riconosce. “Non si può infatti disarticolare lordinamento Costituzionale, come afferma ancora il Pres. Lattanzi, per cambiare la natura del pubblico ministero contenuto negli articoli 101-110 Cost., perché così facendo “si va a indebolire fortemente il potere giudiziario , che si fonda soprattutto sull’organo di autogoverno del Consiglio Superiore della Magistratura.” La riforma di oggi prevede lo sdoppiamento del CSM e l’istituzione dell’alta Corte i cui componenti togati verrebbero eletti con sorteggi ( cosa mai vista in nessun Paese democratico e nemmeno nei nostri condomini), mentre quelli togati scelti dalla politica vengono sorteggiati tra coloro da loro stessi scelti! C’è una bella differenza tra i due sistemi elettorali e c’è anche un evidente sbilanciamento tra i due modi di procedere alla scelta dei componenti dell’alta corte, che inevitabilmente porterebbe al dominio del potere politico sulla magistratura. Già da questo modo di procedere si comprende bene che ne deriverebbe un indebolimento della magistratura, mentre i cittadini non ne avrebbero nessun vantaggio, perché non ci sarebbe una giustizia veloce e tanto meno più equa e giusta, anzi assistremmo al dominio della politica che prenderebbe in mano la direzione verso cui la magistratura ed il PM in particolare debbono indagare e per quali reati procedere a indagare. Evidentemente, come ci hanno detto apertamenti sia Nordio che la Meloni e ancora meglio la Bertolozzi, nessuno potrebbe indagare contro i politici, per lasciarli governare in pace! Tutto questo ovviamente porterebbe all’affermarsi di una “cultura, tipica dei regimi autoritari, che considera la funzione giurisdizionale servente rispetto all’indirizzo politico dominante e pretende che il giudice con i suoi provvedimenti non ostacoli l’azione governativa ma anzi l’assecondi.” Come afferma ancora il Pres. Giorgio Lattanzi: questa “è la linea che aveva espresso nella costruzione dell’ordinamento giudiziario il Guardasigilli fascista Dino Grandi quando aveva escluso «che la Giurisdizione costituisca un potere autonomo dello Stato, dovendo anch’essa informare la sua attività alle direttive generali segnate dal governo».” Praticamente con questa riforma sottoposta a referendum ci stanno dicendo di tornare ai tempi bui del passato e per ottenere i risultati sperati non stanno tralasciando nulla: è stata lanciata una feroce campagna di delegittimazione della magistratura sfruttando persino casi di cronaca giudiziaria, pur sapendo che non c’entrano nulla con questa riforma di revisione costituzionale. Non è quindi più una questione di separazione delle carriere ma è in gioco il ruolo nell’ordinamento della giurisdizione. Penso anch’io che “ con la forsennata delegittimazione della magistratura è stato arrecato alle istituzioni un danno gravissimo; spero solo che il danno non aumenti e che gli italiani, comprendano fino in fondo il pericolo che la democrazia e la giustizia, che è a fondamento di essa, stanno correndo e che necessario ribellarsi e dire NO a questo scempio, come già avvenuto in passato quando il popolo ha scelto di non far passare le riforme costituzionali volute da Berlusconi e poi da Renzi . Per opporci a questo scempio la nostra arma è andare a votare il prossimo 22 e 23 marzo e votare NOOOOOO! Nella Toscano 16.03.2026

domenica 15 marzo 2026

Proposta di legge della Bertolozzi

Ripreso da Giovanni LimaAVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ dnsetoprSom4 ou779f3hehhrc:1oiaa 3c14iaz12rml142ea l 3842990 · “Stabilire priorità esercizio azione penale è supremo compito della politica ” “Stabilire priorità di esercizio dell’azione è supremo compito della politica ” di Bartolozzi Giulia, Capo di gabinetto del ministero della Giustizia dal marzo 2024 👇🏻 “La definizione delle priorità dell'esercizio dell'azione penale è … un supremo compito che spetta alla politica… spetta, pertanto, al Parlamento con legge stabilire i criteri e le priorità di esercizio dell’azione penale …” Sono le parole di Giusi Bartolozzi, Capo di gabinetto del Ministro Nordio : * Di seguito la proposta di legge Costituzionale d’iniziativa della deputata Giusi Bartolozzi : “la definizione delle priorità dell'esercizio dell'azione penale è, invece, un supremo compito che spetta alla politica e la presente proposta di legge costituzionale mira a dare concreta attuazione al concetto” ————————————————————- Atti Parlamentari - Camera dei Deputati XVIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE d'iniziativa della deputata BARTOLOZZI Modifica dell'articolo 112 della Costituzione, concernente l'esercizio dell'azione penale ———— Presentata l’8 ottobre 2020 ———— ONOREVOLI COLLEGHI ! L'esercizio dell'azione penale è uno degli strumenti dell'azione politica dello Stato contro il crimine. La situazione attuale lo rende vincolante ma non si fa carico delle conseguenze pratiche che da esso derivano. Il numero dei reati da perseguire, necessariamente superiore alle forze che qualsiasi Stato può mettere in campo, fa si che l’azione penale sia oggi esercitata secondo criteri soggettivi, diversi tra i vari uffici giudiziari e, ciò che costituisce l'aspetto peggiore, senza l'attribuzione di responsabilità. Accade, perciò, che l'azione politica contro il crimine non sia più posta a carico dello Stato, che ne ha il primario dovere político, ma sia posta a carico dei singoli uffici giudiziari o dei singoli magistrati, sulla base di criteri altemente discrezionali. La definizione delle priorità dell'esercizio dell'azione penale è, invece, un supremo compito che spetta alla politica e la presente proposta di legge costituzionale mira a dare concreta attuazione al concetto. Spetta, pertanto, al Parlamento con legge stabilire i criteri e le priorità di esercizio dell’azione penale. Ció ovviamente, implica alcuna depenalizzazione dei reati i quali, finché sono previsti dai codici e dalle leggi restano reati da perseguire, ma, più semplicemente, comporta la previsione in scala oggettiva di obiettivi da raggiungere così come il Parlamento fa in ogni settore (si pensi alla legge di bilancio ed alla manovra di finanza pubblica). I criteri di priorità fissati per legge, inoltre, non implicano alcuna subordinazione del pubblici ministeri al potere politico poiché il quadro delle priorità è stabilito dall’ordinamento, mentre l'esercizio concerto della funzione dell'accusa resta, ovviamene autonomo e indipendente. Commento ripreso da Daniela Loiacono: ci aveva già provato la Bartolozzi (quella del plotone di esecuzione) nel 2020 a fare saltare l'effettività dell'obbligatorietà dell'azione penale con un disegno di legge Costituzionale. Voleva introdurre un disegno di legge per cui diventava prerogativa della politica fare discrimine e priorità di quali fossero i reati da perseguire. Sconcertante.

Creata l’Alta Corte per indurli a scrivere le sentenze come vogliamo noi

Giovanni LimaAVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ soSrtoednpl021go9mihregum0to993fal:a 7g550 a904 0 1mz0eh1clr · Creata l’Alta Corte per indurli a scrivere le sentenze come vogliamo noi Per Meloni con la riforma della giustizia si potranno cambiare decisione ingiuste secondo il governo. Siamo alla confessione. https://www.instagram.com/reel/DVpC-pfCllL/?igsh=MWJnMzN2dTgxd3JraQ==

Calamandrei: Il Pubblico Ministero e la garanzia di libertà

Da AVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ Giovanni Lima · odStsoprne28g6u4hu :4mIhe lt15o61a72e4g9tc90t21 gle706rrlia3 · Calamandrei: Il Pubblico Ministero e la garanzia di libertà È lo storico intervento di Piero Calamandrei del 1947 con il quale difende l'indipendenza della magistratura come garanzia di libertà per i cittadini, rifiutando la sottomissione del Pubblico Ministero all'esecutivo. Calamandrei sostiene l'unità dell'ordine giudiziario, imparziale e sottomesso solo alla legge, contro la politicizzazione della giustizia penale. (Assemblea Costituente, 27 novembre 1947) “ … Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un "quarto potere"; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare. Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione. L'indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini. Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente. Ma v'è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero. Si è detto da alcuni: "Sia pure l'indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l'organo che deve dare l'impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo". Noi abbiamo risposto di no. Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato; che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice. Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica. Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell'accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta. Il Pubblico Ministero, nell'ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l'avvocato dell'accusa: è un magistrato, il quale ha l'obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all'imputato. Egli appartiene all'ordine giudiziario; egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice. Questa è l'unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l'unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge”. Atti dell'Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti. Piero Calamandrei #Costituzione #Referendum2026 #ReferendumCostituzionale #REFERENDUMGIUSTIZIA Il Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola firma l'atto di promulgazione della Costituzione

La Costituzione italiana è la bibbia laica di tutti i cittadini di qualsiasi religione.

La Costituzione italiana è la bibbia laica di tutti i cittadini di qualsiasi religione. È stata scritta dopo la liberazione dal nazifascismo, a cui hanno contribuito uomini e donne che hanno partecipato alla Resistenza, e con il sacrificio di migliaia di uomini e donne che hanno dato la propria vita perché potesse essere scritta. La cosa più bella è che è stata le costituenti e i costituenti l'hanno voluta rendere comprensibile a tutti: parole e concetti semplici proprio perché è di tutti.e tutti hanno il diritto di poterla comprendere. Mi sorprende non poco chi oggi lamenta che tutti parlano di Costituzione senza essere costituzionalisti: evidentemente ignorano il messaggio che i.costituenti e le costituente hanno voluto dare al popolo nel renderla ad essi comprensibile. Quindi non c'è da meravigliarsi se in questo momento in cui si sta cercando di.modificarne ben ulteriori sette articoli,con l'inganno della modifica delle carriere dei.magistrati, che porterebbe al sua completa disarticolazione, mettendo a rischio la tenuta democratica del Paese. Orbene molti cittadini consapevoli, pur non essendo costituzionalisti, hanno compreso il pericolo che deriverebbe dalla vittoria del si e per questo stanno lottando per difenderla. Tutti hanno diritto di difendere la Bibbia laica della Repubblica italiana, così come i cattolici difendono la bibbia. Chi non ha capito o non vuole capire il pericolo e disprezza l'impegno di chi si sta mobilitando per la vittoria del NO, che gli piaccia o no, sta venendo meno al dovere di ogni cittadino di difendere la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza. Io difendo la Costituzione e la democrazie e di conseguenza voto NO! Non potrei mai votare si insieme a chi ha problemi con.la giustizia, a chi è condannato anche per reati gravi, a chi disprezza le regole di uno stato democratico,a chi non ha la sensibilità di difendere l'ultimo baluardo prima del baratro.
Nella Toscano

TRENO DELLE DONNE PER LA COSTITUZIONE: La FAVOLA della SEPARAZIONE IL CAVALLO di TROIA

TRENO DELLE DONNE PER LA COSTITUZIONE: La FAVOLA della SEPARAZIONE IL CAVALLO di TROIA: di Giorgio Lattanzi, già Presidente della Corte Costituzionale [i] Fonte: Giustizia Insieme - 15 marzo 2026 “Perché dico No a questa revi...

martedì 3 marzo 2026

Mentre la guerra avanza e la politica balbetta i cittadini/e rimangono a guardare?

E così ci siamo ritrovati con un pugno di scappati di casa a gestire una situazione internazionale tra le più complicate dal dopoguerra. Purtroppo quando si vota a casaccio e si hanno leggi elettorali antidemocratiche come il rosatellum poi succede questo Fa specie che un ministro della difesa, che viaggia "in privato" e si reca in uno dei Paesi coinvolti dalla guerra, che si capiva che sarebbe scoppiata da prima, e che non ha avuto la dignità di dimettersi, com'era suo dovere fare. Un governo di scappati di casa quest'è e lo dimostra anche la nullità del ministro degli esteri che sembra fuori dal mondo e una PDM che oltre a genuflettersi con Trump non sa fare altro, se non girare per i centri estetici. Qui la situazione è davvero troppo grave, siamo di fronte a un conflitto che si allarga sempre più e se non ci si tira fuori come ha fatto la Spagna, essendo pieni di basi americane, rishiamo di essere bombardati. Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale. "Chi non ripudia la guerra -ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite- è fuori-legge”. " Questa nuova guerra è l’ennesima violazione del diritto e della legalità internazionale. Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani." Mi chiedo se questi scappati di casa hanno contezza di tutto questo? Stamani sentivo discettare ad Agorà che, essendo stata bombardata Cipro che fa parte dell'Europa, automaticamente potrebbe essere utilizzato l'art. 5 della Nato, il che vuol dire che l'Europa potrebbe entrare in guerra, che è la cosa a cui aspirano tutti i grerrafondai. E l'Italia? L'Italia sta discutendo se fare partire dalle base Nato gli aerei di rifornimento americani! Benissimo se così è questi ci stanno portando ancora una volta in guerra, mentre il crosetto ci fa sapere che sarà un disastro economico. Eh lo credo bene, ci stiamo giusto avviando sulla buona strada! E l'opposizione che fa? Balbetta, mentre ci sarebbe da chiamare il popolo nelle piazze! E noi , i cittadini consapevoli, cosa vogliamo fare? Siamo veramente a un punto di non ritorno! N.T.

Chi non ripudia la guerra è fuori-legge!

di Flavio Lotti e Marco Mascia - perlapace.it - 28/02/2026 - Libera Cittadinanza.it Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale. Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale. Ci duole ripeterlo ma “chi non ripudia la guerra -ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite- è fuori-legge”. Questa nuova guerra è l’ennesima violazione del diritto e della legalità internazionale. Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani. Mentre a Gaza e in Cisgiordania continua il genocidio e la persecuzione del popolo palestinese, dopo i bombardamenti americani nello Yemen nel marzo 2025, in Iran contro i siti nucleari nel giugno 2025, in Qatar contro la leadership di Hamas nel settembre 2025, in Siria e in Nigeria nel dicembre 2025, questa guerra conferma la volontà di Israele e Stati Uniti di imporre la legge della forza sulla forza della legge. Chi ha sferrato questa nuova guerra deve rispondere dei crimini che sta compiendo. Nessuno è al di sopra della legge. Chi non la condanna, è complice. Chiediamo alla Corte penale internazionale di esercitare la propria giurisdizione ai sensi dello Statuto di Roma. Il regime iraniano – come tutti i sistemi autocratici e dittatoriali - va contrastato con coerenza dall’intera comunità internazionale e dalle Nazioni Unite con i numerosi strumenti del diritto, della legalità e della giustizia penale internazionale di cui oggi disponiamo. Basta con le crociate ideologiche e guerrafondaie. Dare centralità al ruolo delle Nazioni Unite rimane un imperativo ineludibile. 4 loghi per la pace.png Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova Flavio Lotti, Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace 28 febbraio 2026

L'Iran e le contraddizioni nel manifestare per la Palestina e poi gioire per l'assassinio di khamenei

Tahar Lamri sotSrdpoen1g83m29153120c6f06h4umm1731gi0748u8t8t1 hiii2c6a56 · C'è qualcosa di profondamente contraddittorio nel manifestare per la Palestina e poi gioire per l'assassinio di Khamenei. Non è una questione di simpatie per il regime degli ayatollah, è una questione di coerenza elementare. Forse la contraddizione non è casuale: è il prodotto di una mappa morale costruita culturalmente e mediaticamente per anni, interiorizzata spesso in buona fede, una gerarchia delle vittime in cui certi corpi e certi leader contano e altri no. Khamenei rientra nella categoria "non conta", quindi la sua morte in casa propria con i familiari (oggi è morta anche la moglie di Khamenei, colpita nei bombardamenti criminali) non attiva gli stessi circuiti emotivi che attiverebbe per chiunque altro. Non è irrazionalità pura: è una razionalità applicata in modo asimmetrico, il risultato di un sistema informativo che ha gerarchizzato le vittime per decenni. Eppure basterebbe una domanda sola a smontare tutto l'edificio: perché Israele considera l'Iran il suo nemico principale? Non certo per il programma nucleare, non per ragioni ideologiche astratte. L'Iran è nemico perché è l'unico paese che ha rifiutato di abbandonare i palestinesi. Tutti gli altri hanno normalizzato - chi per petrodollari, chi per sicurezza, chi per accesso alle armi americane. L'Iran no. E ha pagato un prezzo enorme per questo: sanzioni, isolamento, guerra. Se si accetta questo come vero - e i fatti storici lo sostengono - allora l'intera architettura narrativa dell'"Iran minaccia globale" crolla. Rimane solo questo: un paese che ha pagato un prezzo enorme per non abbandonare i palestinesi. Chi manifesta per la Palestina e festeggia la morte di Khamenei sta applaudendo l'eliminazione del principale sostenitore della causa per cui dice di battersi. E prima della guerra militare, c'è stata la guerra mediatica. Quella che ha diffuso cifre apocalittiche sulle proteste iraniane - 20mila manifestanti uccisi - rivelatesi false, provenienti in gran parte da Iran International, emittente finanziata dall'Arabia Saudita, paese che con l'Iran ha contenziosi geopolitici ben precisi e nessun interesse alla verità. Quella disinformazione ha contribuito a costruire la stessa mappa morale distorta: un Iran già delegittimato, già condannato, dove qualsiasi violenza diventa accettabile perché il regime è stato preventivamente dipinto come il male assoluto. La propaganda precede sempre le bombe. Sul nucleare, poi, la narrativa è ancora più fragile. Il programma è nato sotto lo Shah, con tecnologia americana e francese, nel quadro del progetto "Atomi per la Pace” di Eisenhower. Nessuno trovò nulla da obiettare, perché l'Iran era allora il gendarme americano del Golfo. È diventato "il problema" solo dopo il 1979, quando il problema reale era diventato politico. E l'ironia finale, segnalata con precisione dal giornalista Jonathan Cook: Khamenei aveva emesso una fatwa religiosa contro le armi nucleari. Ucciderlo è probabilmente il modo più efficace per accelerare esattamente ciò che si dichiarava di voler impedire. Poi c'è l'errore strategico, figlio di una visione hollywoodiana della politica: l'idea che uccidere un capo faccia crollare tutto il sistema. L'Iran non funziona così. È uno degli Stati più strutturalmente solidi della regione, proprio perché dopo il 1979 ha costruito ridondanze istituzionali deliberate: il Consiglio dei Guardiani, l'Assemblea degli Esperti, il Consiglio di Discernimento, i Pasdaran come struttura militare parallela. Non è l'Iraq di Saddam, non è la Libia di Gheddafi, sistemi personalistici dove la decapitazione aveva una sua logica. Applicare quella categoria all'Iran significa confondere due architetture di potere radicalmente diverse. E infine il regalo teologico, forse il più clamoroso errore di tutti. La coscienza sciita è costruita sul martirio come atto fondante, Karbala, Husayn, il sangue versato dai nemici come via alla verità. Khamenei ucciso durante il Ramadan, in casa sua, dai nemici storici, non è più un leader politico con le sue contraddizioni e le sue responsabilità. È uno shahid. Lo hanno purificato da ogni colpa terrena e consegnato alla storia sacra. Un regalo che nessuna propaganda iraniana avrebbe mai potuto costruire.

lunedì 2 marzo 2026

lunedì 23 febbraio 2026

L'aberrante riforma Costituzionale è un pericolo per la democrazia!

Dopo tanto parlarne ancora molti italiani non riescono proprio a comprendere e continuano a ripetere,come un giocattolo rotto, che voteranno si, perchè vogliono la separazione delle carriere dei magistrati, non sapendo e non comprendendo che non è questo l'oggetto della riforma. Infatti la separazione delle carriere è stata già realizzata con la legge Cartabia! Ignorano il fatto che con questa riforma si stanno cambiando ben sette articoli della costituzione, che di per sè è un fatto aberrante e molto preoccupante per le inevitabili ricadute sul sistema democratico del Paese. Voglio sottolineare che il fatto stesso che questa riforma della Costituzione, che è di tutti gli italiani e non è nella disponibilità di una parte politica, è stata approvato solo con il voto della maggioranza, senza coinvolgere il Parlamento e questo è già un grave vulnus e di più se si pensa che è stata addiritura scritta dal governo, che mai avrebbe potuto e dovuto, perchè non è competenza del potere esecutivo, ma del legislativo, che è il parlamento. La vera aberrazione di questa riforma è l'istituzione dell'alta corte e il sorteggio dei rappresentanti dei magistrati, che praticamente metterebbe in mano alla politica le decisioni riguardanti la magistratura e i provvedimenti disciplinari. Quindi sorteggio tout court per la componente togata, mentre i componenti laici saranno scelti dalla politica e poi estratti a sorte tra i nominati. Una bella differenza tra questi due sistemi che ognuno può comprendere. Il presidente sarà di nomina politica e quindi non più il PDR. Ai togati è stata quindi tolto il diritto di scegliere da chi essere rappresentati, che è cosa aberrante e di più se si pensa che questo divieto di nominare i propri rappresentanti sarà introdotto in Costituzione. Introrurre un'aberrazione simile in Costituzione significa solo togliere per sempre ai magistrati la possibilità di designare i propri rappresentanti nell'alta Corte. Roba di questo tipo dovrebbe fare accapponare la pelle, perchè qui non si tratta solo di nomina dei magistrati, ma scempio della democrazia. Tra le cose incredibili di questi novelli costituenti vi è la dichiarazione di Sisto, che è stato quello che ha scritto questa schiforma, che ci ha fatto sapere che questa riforma va cambiata, cioè la riforma sottoposta a referendum, per il suo estensore è sbagliata ed è necessario cambiare la parte che riguarda l'appello ai provvedimenti disciplinari appellati,che secondo questa schiforma vanno appellati davanti la medesima alta corte e non davanti la suprema corte di Cassazione, come avviene oggi. Bene che abbia capito che così non può funzionare, ma malissimo che invita gli italiani a votare si su questa aberrazione. Più si comprende la portata devastante di questa Schiforma, più si afferma la volontà di votare NOOOOO!!! Nella Toscano

martedì 17 febbraio 2026

TRENO DELLE DONNE PER LA COSTITUZIONE: Hanno dichiarato guerra alla Costituzione e ancora...

TRENO DELLE DONNE PER LA COSTITUZIONE: Hanno dichiarato guerra alla Costituzione e ancora...: Che la posta in gioco fosse lo smantellamento della Costituzione credo sia sfuggita a molti, anche ad autorevoli commentatori, che non trovn...

TRENO DELLE DONNE PER LA COSTITUZIONE: 𝗩𝗼𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗦𝗶̀ 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗴...

TRENO DELLE DONNE PER LA COSTITUZIONE: 𝗩𝗼𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗦𝗶̀ 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗴...: Rino Formica su Domani del 17/02/2026 𝐶ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑣𝑜𝑡𝑒𝑟𝑒𝑚𝑜 𝑖𝑙 22 𝑒 23 𝑚𝑎𝑟𝑧𝑜? 𝑈𝑛𝑎 𝑚𝑜𝑑𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 ...

LA RIFORMA é UNA TRUFFA per i CITTADINI

https://www.facebook.com/groups/2246240768927977/permalink/4260515824167118/ LA Giustizia sarà solo per I POTÉNTI e per i RICCHI se passerà il SI al REFERENDUM. Lo spiega in modo semplice il Procuratore Gratteri https://www.facebook.com/share/v/1AWmuobS4n/?mibextid=wwXIfr

Facciamo un esercizio di analisi logica. Roba da scuola media, niente di complesso.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Facciamo un esercizio di analisi logica. Roba da scuola media, niente di complesso. Nicola Gratteri ha detto: “Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Soggetto: gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, i centri di potere. Predicato: voteranno. Fine. La frase dice che queste categorie voteranno Sì. Non dice “tutti quelli che votano Sì sono massoni”. Non dice “solo indagati e imputati voteranno Sì”. Dice che tra chi voterà Sì ci saranno anche loro. E lo dice parlando della Calabria, la regione dove ha passato decenni a smontare esattamente quel sistema: ’ndrangheta, massoneria deviata, politica infiltrata, centri di potere. Un’opinione? Sì. Contestabile? Certo. Ma per contestarla serve un argomento, non una gogna. E invece guardate cos’è successo. Nel giro di poche ore si è scatenato un attacco coordinato senza precedenti nella campagna referendaria. La Russa ha dichiarato di essere “basito”. Gasparri ha tirato in ballo Stalin. Tajani si è sentito in dovere di precisare che non è massone. Salvini ha scritto su X “Io lo denuncio”. E Nordio, il ministro della Giustizia della Repubblica Italiana, è andato in televisione da Vespa e ha detto: “Mi domando se l’esame psicoattitudinale che noi abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera”. Il Guardasigilli ha insinuato in diretta nazionale che il procuratore antimafia più esposto d’Italia possa avere problemi di lucidità mentale. A un uomo sotto scorta da 36 anni, che non è mai andato al mare con la sua famiglia, che ha ascoltato intercettazioni in cui si pianificava come ammazzarlo, che ha i vetri dell’ufficio blindati a prova di bomba. Pensate che un uomo così abbia paura di Gasparri che cita Stalin. Di Salvini che minaccia denunce su X. Di Nordio che gioca a fare lo psichiatra in TV. Gratteri ha detto quello che milioni di italiani pensano e che centinaia di magistrati, costituzionalisti e giuristi denunciano da mesi: questa riforma indebolisce chi indaga sui potenti e rafforza chi dai potenti vuole essere protetto. Lo ha detto con la franchezza ruvida di chi ha passato la vita in trincea, non nei salotti. Lo ha detto come parla chi è abituato a guardare in faccia la ’ndrangheta, non nei salotti. Lo ha detto come parla chi è abituato a guardare in faccia la ’ndrangheta, non a misurare le virgole per non irritare un ministro. E la risposta del Governo è stata un avvertimento. Ma è un avvertimento che racconta più di qualsiasi dichiarazione chi ha paura di cosa. E di chi. Abolizione del suffragio universale.
ripreeso da Liliana Bottaccioli: ma vogliamo capire e convincerci che questa è schifosamente complice di qualsiasi porcata di Trump e quindi Nethanyau... a lei non frega niente del diritto internazionale della nostra Costituzione dell'immane dolore a lei frega solo di comandare indisturbata il più a lungo possibile con ogni mezzo illecito ci piscia sui diritti che giudica fastidiosi orpelli. via... dobbiamo esautorarla... ... Sono sempre più convinto che persino l'affermazione del ministro Antonio Tajani circa la natura relativa del diritto internazionale ("conta fino ad un certo punto") sia stata ampiamente superata dalle posizioni di Giorgia Meloni. La decisione di partecipare alla prima riunione del Board of Peace, a Washington, nella veste di osservatrice è davvero incredibile. Per capire la gravità della scelta, è necessario avere ben chiaro cosa è il Board of Peace. Si tratta di un organismo totalmente privato, nato nel forum di Davos - la riunione annuale dei grandi capitalisti mondiali - il 22 gennaio 2026, quando è stato firmato il suo Statuto. Tale testo prevede che Donald Trump sia il presidente a vita del Board e abbia un esclusivo diritto di veto su ogni decisione presa dallo stesso Board. Dunque siamo di fronte alla corte di un sovrano assoluto, che si investe di un totale controllo del Board non in qualità di presidente degli Stati Uniti ma proprio in qualità di Donald Trump. Già questo farebbe dire a qualsiasi persona anche solo vagamente democratica che siamo di fronte alla peggiore ipertrofia egocentrica, che neppure il genio di Mel Brooks sarebbe in grado di rappresentare: dunque cosa c'è da osservare?? Ma la storia non finisce certo qui. Nel Board di questo organismo, di cui si può far parte SOLO se invitati dallo stesso Trump e a cui bisogna versare 1 miliardo di dollari - come nei migliori club per super ricchi - figurano per volontà del "sovrano" il parente stretto Jared Kushner, l'amico immobiliarista Steve Witkoff, nominato per evidenti meriti diplomatici, titolare di fatto della politica degli affari esteri di famiglia, Howard Lutnick, il Segretario al Commercio, che continua ad avere ruoli nel fondo Kantor Fitzgerald, Marc Rowan, ceo del più grande fondo di private equity, Apollo Global Management, ampiamente citato nei file di Epstein. A questa simpatica compagine, lo Statuto trumpiano del Board affida il compito di garantire la stabilità e la ricostruzione delle aree interessate da conflitti. Se non fosse vero che Giorgia Meloni andrà ad officiare questa clamorosa fucilazione di ogni traccia di diritto internazionale e, soprattutto, di democrazia, ci sarebbe da ridere tanto. Così come fanno ridere davvero le motivazioni della premier italica, secondo cui bisogna andare per tenere utili rapporti con Trump. Si, questa è la giustificazione!! Nessun riferimento al ritorno dell'assolutismo privatistico, alla follia di DT che governa, utilizzando tutti i mezzi più brutalmente coloniali, peraltro non certo nuovi, per evitare il crollo del dollaro e del debito Usa, alla presenza di un vero e proprio comitato di affari tanto sgangherato quanto pericolosissimo. No, la leader italiana, dopo avere rifondato l'Asse Roma Berlino, poi abbandonato per l'indisponibilità di Berlino di celebrare il Super eroe con il folle riporto, professa la più rigorosa realpolitik kissingeriana per correre a corte e farsi grandiosi selfie da far vedere ai fan. Del resto, cosa non si farebbe per una foto con colui che si crede il Capo del Mondo? La fedeltà è un valore patriottico.....Intanto il patrimonio personale del Capo è cresciuto di 6 miliardi di dollari, arrivando a superare gli 11 miliardi, con una palese peculiarità: il titolo di Trump Media & Technology Group è passato dai 38,5 dollari precedenti all'annuncio della formazione del Board of Peace agli attuali 85. Non male. Alessandro Volpi

lunedì 16 febbraio 2026