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venerdì 27 marzo 2026
La vittoria del No , il conseguente sfaldamento del cd e le sfide per il futuro della sx
La destra governativa pensava di avere i numeri per portare a compimento lo scempio della Giustizia e della Costituzione, contando sull'astensionismo e sulla propaganda becera condotta per confondere il popolo meno acculturato e consapevole.
Ha commesso errori gravi in questa campagna referendaria che hanno portato alla vittoria del NO: risultato conseguito per il grande impegno di magistrati come Gratteri e Di Matteo e di chi ha accolto il loro appello , nonchè dei comitati che si sono costituiti in tutto il territorio nazionale che hanno spiegato ai cittadini i pericoli che il Paese stava correndo qualora avesse vinto il si. Per fortuna i cittadini e in particolare i giovani, che sono stati la grande sorpresa di questo referendum, che a stragrande maggioranza hanno capito e si sono recati in massa a votare.
Quello che è successo e sta succedendo è che il cd si sta sfaldando: caduto il loro obiettivo si riforma della giustizia per assicurarsi l'impunità stanno emergendo tutte le contraddizioni all'interno di una coalizione, che sembra più un'armata brancaleone che un'aggregazione politica.
Sono cadute le teste di Delmastro e della Bartolozzi e poi quella della Santanchè, su richiesa della Meloni,che adesso minaccia di portarsi dietro tutti.
Adesso anche le perquisizioni al Ministero della Difesa con l'ipotesi di reati gravissimi!
Non vi è dubbio che siamo difronte a una classe dirigente della destra che venuta al potere credeva e crede di poter fare quello che vuole in dispregio di qualsiasi legge, forma e buon senso.
E' evidente comunque che la toppa delle dimissioni dei suddetti personaggi si è rivelata peggio del buco ed è la conferma di quanto sospettato in merito alle tante bramate riforme della giustizia, che, ricordiamolo, ricalcolano il piano della P2 di Licio Gelli a cui ha aderito il Berlusconi, anch'esso pregiudicato e a cui la di lui figlia voleva dedicare la vittoria del si.
Per fortuna la maggioranza degli italiani hanno capito e così abbiamo scampato il pericolo di una deriva fascista che non si sa dove ci avrebbe portato.
Ora, però, si pone il problema di come uscire da questo disastro. E' palese che la vittoria del NO non se la possono attribuire i partiti politici e i vari sindacati, che non sono stati determinanti per la vittoria del NO, che va attribuita invece all'apporto rilevante delle associazioni,comitati e alla società civile, oltre che all'impegno senza riserve dei magistrati a cominciare da Gratteri e Di Matteo.
Quindi, i partiti di sx evitino di appropriarsene e di ritenere a prescindere che saranno i futuri vincitori delle prossime consultazioni elettorali, perchè così non è e di più se non lo si capirà e non si invertirà proprio il modo di porsi.
Ha fatto bene la Salis a dichiarare che le primarie non vanno fatte, perchè sono divisive e il fatto stesso che Conti l'indomani del voto, con una tempistica veramente incredibile , abbia dichiarato di essere disposto a candidarsi non è una bella cosa.
Io penso che più che primarie il popolo che si riconosce nella Costituzione e vuole portare avanti la sua attuazione debba organizzarsi per raccogliere tutti coloro che vogliono veramente cambiare questo Paese, cominciando a pensare a politiche quali la redistribuzione del reddito, ai diritti calpestati da questo governo quali la giustizia, l'istruzione, la sanità, l'ambiente, il lavoro, il diritto alla casa e al salario per chi rimane fuori dal mercato del lavoro,oltre e soprattutto la Pace e in osservanza dell'art. 11 della Costituzione il ritiro da qualsiasi guerra anche in termini di aiuti finanziari.
La vittoria della sinistra, a mio parere, passa proprio da qui e, credo, anche che sarebbe necessario e urgente unire tutte le forze per portare avanti questo ambizioso obiettivo, per mandare a casa questi guerrafondai cialtroni che hanno rovinato il Paese!
N.T.
sabato 21 marzo 2026
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TRENO DELLE DONNE PER LA COSTITUZIONE: ULTIM'ORA: la superstar di New York, AG Letitia Ja...: Occupy Democrats ronestpSodaa 7m0:1r um2203263afIo eagi09lm51e72ll1ghf915hr1e · ULTIM'ORA: la superstar di New York, AG Letitia ...
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lunedì 16 marzo 2026
Votare NO è dovere di ogni cittadino democratico per difendere la Costituzione !
Molti cittadini, purtroppo, ancora non riescono a comprendere che la posta in gioco di questo referendum è la modifica della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, con il contributo di tutte le forze politiche che hanno fatto parte della Costituente; eletta con il sistema proporzionale atto a garantire la massima rappresentatività.
La Costituzione è stata approvata con il massimo dei voti, avendo ottenuto 458 voti favorevoli e 62 contrari, su un totale di 520 votanti.
Ho sempre sostenuto e lottato contro ogni modifica costituzionale, che diversi governi,anche della cosiddetta sinistra, hanno apportato e/o pensato di apportare alla stessa. Penso alla modifica del titolo V° voluto dalla sx, che ha creato solo disastri al Paese, e al pareggio di Bilancio introdotto in Costituzione da Monti e votato da tutti i partiti, che, ahinoi, è una legge fascistissima, di cui il Paese piange le amare conseguenze e altresì ai referendum ed altresì ai referendum del 2006 e 2016 di cui uno voluto da Berlusconi e l’altro da Renzi, che gli italiani hanno respinto a maggioranza.
Questa mia convinzione viene da lontano e oggi trova conforto nelle parole di Giorgio Lattanzi, già Presidente della Corte Costituzionale, il quale afferma che “la Costituzione di regola non si dovrebbe toccare e che solo eccezionalmente può essere assoggettata a revisione.”
“Perché la stabilità di una nazione è legata alla stabilità della sua Costituzione!
La Costituzione è la sua Carta fondamentale e non può essere trattata come una qualunque legge ordinaria, che viene modificata a seconda delle esigenze e delle convenienze anche politiche del momento, come sta avvenendo per la legge elettorale.
La Costituzione è come un orologio di precisione, se se ne cambiano gli ingranaggi è assai probabile che cessi di funzionare correttamente.”
Ovviamente sono d’accordo con G. Lattanzi che si debba dire NO a questa riforma Costituzionale, perché è di questo che stiamo parlando, anche se la destra si guarda bene dal dirlo.
Bisogna quindi dire NO “innanzitutto, perché è stata approvata in un modo indecente, sulla base di un disegno di legge governativo blindato, che nei quattro passaggi parlamentari non ha potuto ricevere miglioramenti e correzioni, di cui pure avrebbe avuto bisogno, come se la Costituzione fosse patrimonio di una parte politica e non dell’intera Nazione.
È stata infatti modificata in solitudine, solo dalla maggioranza governativa.”
Ovviamente questo è inaccetabile per tutti quei cittadini che continuano a credere in essa e lo dovrebbe essere anche per qualsiasi cittadino che vi si riconosce.
“Non si può infatti disarticolare lordinamento Costituzionale, come afferma ancora il Pres. Lattanzi, per cambiare la natura del pubblico ministero contenuto negli articoli 101-110 Cost., perché così facendo “si va a indebolire fortemente il potere giudiziario , che si fonda soprattutto sull’organo di autogoverno del Consiglio Superiore della Magistratura.”
La riforma di oggi prevede lo sdoppiamento del CSM e l’istituzione dell’alta Corte i cui componenti togati verrebbero eletti con sorteggi ( cosa mai vista in nessun Paese democratico e nemmeno nei nostri condomini), mentre quelli togati scelti dalla politica vengono sorteggiati tra coloro da loro stessi scelti!
C’è una bella differenza tra i due sistemi elettorali e c’è anche un evidente sbilanciamento tra i due modi di procedere alla scelta dei componenti dell’alta corte, che inevitabilmente porterebbe al dominio del potere politico sulla magistratura.
Già da questo modo di procedere si comprende bene che ne deriverebbe un indebolimento della magistratura, mentre i cittadini non ne avrebbero nessun vantaggio, perché non ci sarebbe una giustizia veloce e tanto meno più equa e giusta, anzi assistremmo al dominio della politica che prenderebbe in mano la direzione verso cui la magistratura ed il PM in particolare debbono indagare e per quali reati procedere a indagare.
Evidentemente, come ci hanno detto apertamenti sia Nordio che la Meloni e ancora meglio la Bertolozzi, nessuno potrebbe indagare contro i politici, per lasciarli governare in pace!
Tutto questo ovviamente porterebbe all’affermarsi di una “cultura, tipica dei regimi autoritari, che considera la funzione giurisdizionale servente rispetto all’indirizzo politico dominante e pretende che il giudice con i suoi provvedimenti non ostacoli l’azione governativa ma anzi l’assecondi.”
Come afferma ancora il Pres. Giorgio Lattanzi: questa “è la linea che aveva espresso nella costruzione dell’ordinamento giudiziario il Guardasigilli fascista Dino Grandi quando aveva escluso «che la Giurisdizione costituisca un potere autonomo dello Stato, dovendo anch’essa informare la sua attività alle direttive generali segnate dal governo».”
Praticamente con questa riforma sottoposta a referendum ci stanno dicendo di tornare ai tempi bui del passato e per ottenere i risultati sperati non stanno tralasciando nulla: è stata lanciata una feroce campagna di delegittimazione della magistratura sfruttando persino casi di cronaca giudiziaria, pur sapendo che non c’entrano nulla con questa riforma di revisione costituzionale.
Non è quindi più una questione di separazione delle carriere ma è in gioco il ruolo nell’ordinamento della giurisdizione.
Penso anch’io che “ con la forsennata delegittimazione della magistratura è stato arrecato alle istituzioni un danno gravissimo; spero solo che il danno non aumenti e che gli italiani, comprendano fino in fondo il pericolo che la democrazia e la giustizia, che è a fondamento di essa, stanno correndo e che necessario ribellarsi e dire NO a questo scempio, come già avvenuto in passato quando il popolo ha scelto di non far passare le riforme costituzionali volute da Berlusconi e poi da Renzi .
Per opporci a questo scempio la nostra arma è andare a votare il prossimo 22 e 23 marzo e votare NOOOOOO!
Nella Toscano
16.03.2026
domenica 15 marzo 2026
Proposta di legge della Bertolozzi
Ripreso da Giovanni LimaAVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ
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“Stabilire priorità esercizio azione penale è supremo compito della politica ”
“Stabilire priorità di esercizio dell’azione è supremo compito della politica ”
di Bartolozzi Giulia, Capo di gabinetto del ministero della Giustizia dal marzo 2024
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“La definizione delle priorità dell'esercizio dell'azione penale è … un supremo compito che spetta alla politica… spetta, pertanto, al Parlamento con legge stabilire i criteri e le priorità di esercizio dell’azione penale …”
Sono le parole di Giusi Bartolozzi, Capo di gabinetto del Ministro Nordio :
*
Di seguito la proposta di legge Costituzionale d’iniziativa della deputata Giusi Bartolozzi : “la definizione delle priorità dell'esercizio dell'azione penale è, invece, un supremo compito che spetta alla politica e la presente proposta di legge costituzionale mira a dare concreta attuazione al concetto”
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Atti Parlamentari - Camera dei Deputati
XVIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI
PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE
d'iniziativa della deputata BARTOLOZZI
Modifica dell'articolo 112 della Costituzione, concernente l'esercizio dell'azione penale
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Presentata l’8 ottobre 2020
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ONOREVOLI COLLEGHI !
L'esercizio dell'azione penale è uno degli strumenti dell'azione politica dello Stato contro il crimine.
La situazione attuale lo rende vincolante ma non si fa carico delle conseguenze pratiche che da esso derivano.
Il numero dei reati da perseguire, necessariamente superiore alle forze che qualsiasi Stato può mettere in campo, fa si che l’azione penale sia oggi esercitata secondo criteri soggettivi, diversi tra i vari uffici giudiziari e, ciò che costituisce l'aspetto peggiore, senza l'attribuzione di responsabilità.
Accade, perciò, che l'azione politica contro il crimine non sia più posta a carico dello Stato, che ne ha il primario dovere político, ma sia posta a carico dei singoli uffici giudiziari o dei singoli magistrati, sulla base di criteri altemente discrezionali.
La definizione delle priorità dell'esercizio dell'azione penale è, invece, un supremo compito che spetta alla politica e la presente proposta di legge costituzionale mira a dare concreta attuazione al concetto.
Spetta, pertanto, al Parlamento con legge stabilire i criteri e le priorità di esercizio dell’azione penale.
Ció ovviamente, implica alcuna depenalizzazione dei reati i quali, finché sono previsti dai codici e dalle leggi restano reati da perseguire, ma, più semplicemente, comporta la previsione in scala oggettiva di obiettivi da raggiungere così come il Parlamento fa in ogni settore (si pensi alla legge di bilancio ed alla manovra di finanza pubblica).
I criteri di priorità fissati per legge, inoltre, non implicano alcuna subordinazione del pubblici ministeri al potere politico poiché il quadro delle priorità è stabilito dall’ordinamento, mentre l'esercizio concerto della funzione dell'accusa resta, ovviamene autonomo e indipendente.
Commento ripreso da Daniela Loiacono:
ci aveva già provato la Bartolozzi (quella del plotone di esecuzione) nel 2020 a fare saltare l'effettività dell'obbligatorietà dell'azione penale con un disegno di legge Costituzionale. Voleva introdurre un disegno di legge per cui diventava prerogativa della politica fare discrimine e priorità di quali fossero i reati da perseguire. Sconcertante.
Creata l’Alta Corte per indurli a scrivere le sentenze come vogliamo noi
Giovanni LimaAVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ
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Creata l’Alta Corte per indurli a scrivere le sentenze come vogliamo noi
Per Meloni con la riforma della giustizia si potranno cambiare decisione ingiuste secondo il governo.
Siamo alla confessione.
https://www.instagram.com/reel/DVpC-pfCllL/?igsh=MWJnMzN2dTgxd3JraQ==
Calamandrei: Il Pubblico Ministero e la garanzia di libertà
Da AVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ
Giovanni Lima · odStsoprne28g6u4hu :4mIhe lt15o61a72e4g9tc90t21 gle706rrlia3 ·
Calamandrei: Il Pubblico Ministero e la garanzia di libertà
È lo storico intervento di Piero Calamandrei del 1947 con il quale difende l'indipendenza della magistratura come garanzia di libertà per i cittadini, rifiutando la sottomissione del Pubblico Ministero all'esecutivo.
Calamandrei sostiene l'unità dell'ordine giudiziario, imparziale e sottomesso solo alla legge, contro la politicizzazione della giustizia penale.
(Assemblea Costituente, 27 novembre 1947)
“ … Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un "quarto potere"; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare.
Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione.
L'indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini.
Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente.
Ma v'è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero.
Si è detto da alcuni: "Sia pure l'indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l'organo che deve dare l'impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo".
Noi abbiamo risposto di no.
Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato;
che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice.
Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica.
Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell'accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta.
Il Pubblico Ministero, nell'ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l'avvocato dell'accusa: è un magistrato, il quale ha l'obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all'imputato.
Egli appartiene all'ordine giudiziario;
egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice.
Questa è l'unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l'unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge”.
Atti dell'Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti.
Piero Calamandrei
#Costituzione #Referendum2026
#ReferendumCostituzionale
#REFERENDUMGIUSTIZIA
Il Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola firma l'atto di promulgazione della Costituzione
La Costituzione italiana è la bibbia laica di tutti i cittadini di qualsiasi religione.
La Costituzione italiana è la bibbia laica di tutti i cittadini di qualsiasi religione. È stata scritta dopo la liberazione dal nazifascismo, a cui hanno contribuito uomini e donne che hanno partecipato alla Resistenza, e con il sacrificio di migliaia di uomini e donne che hanno dato la propria vita perché potesse essere scritta. La cosa più bella è che è stata le costituenti e i costituenti l'hanno voluta rendere comprensibile a tutti: parole e concetti semplici proprio perché è di tutti.e tutti hanno il diritto di poterla comprendere. Mi sorprende non poco chi oggi lamenta che tutti parlano di Costituzione senza essere costituzionalisti: evidentemente ignorano il messaggio che i.costituenti e le costituente hanno voluto dare al popolo nel renderla ad essi comprensibile. Quindi non c'è da meravigliarsi se in questo momento in cui si sta cercando di.modificarne ben ulteriori sette articoli,con l'inganno della modifica delle carriere dei.magistrati, che porterebbe al sua completa disarticolazione, mettendo a rischio la tenuta democratica del Paese. Orbene molti cittadini consapevoli, pur non essendo costituzionalisti, hanno compreso il pericolo che deriverebbe dalla vittoria del si e per questo stanno lottando per difenderla. Tutti hanno diritto di difendere la Bibbia laica della Repubblica italiana, così come i cattolici difendono la bibbia. Chi non ha capito o non vuole capire il pericolo e disprezza l'impegno di chi si sta mobilitando per la vittoria del NO, che gli piaccia o no, sta venendo meno al dovere di ogni cittadino di difendere la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza. Io difendo la Costituzione e la democrazie e di conseguenza voto NO! Non potrei mai votare si insieme a chi ha problemi con.la giustizia, a chi è condannato anche per reati gravi, a chi disprezza le regole di uno stato democratico,a chi non ha la sensibilità di difendere l'ultimo baluardo prima del baratro.
Nella Toscano
TRENO DELLE DONNE PER LA COSTITUZIONE: La FAVOLA della SEPARAZIONE IL CAVALLO di TROIA
TRENO DELLE DONNE PER LA COSTITUZIONE: La FAVOLA della SEPARAZIONE IL CAVALLO di TROIA: di Giorgio Lattanzi, già Presidente della Corte Costituzionale [i] Fonte: Giustizia Insieme - 15 marzo 2026 “Perché dico No a questa revi...
martedì 3 marzo 2026
Mentre la guerra avanza e la politica balbetta i cittadini/e rimangono a guardare?
E così ci siamo ritrovati con un pugno di scappati di casa a gestire una situazione internazionale tra le più complicate dal dopoguerra.
Purtroppo quando si vota a casaccio e si hanno leggi elettorali antidemocratiche come il rosatellum poi succede questo
Fa specie che un ministro della difesa, che viaggia "in privato" e si reca in uno dei Paesi coinvolti dalla guerra, che si capiva che sarebbe scoppiata da prima, e che non ha avuto la dignità di dimettersi, com'era suo dovere fare.
Un governo di scappati di casa quest'è e lo dimostra anche la nullità del ministro degli esteri che sembra fuori dal mondo e una PDM che oltre a genuflettersi con Trump non sa fare altro, se non girare per i centri estetici.
Qui la situazione è davvero troppo grave, siamo di fronte a un conflitto che si allarga sempre più e se non ci si tira fuori come ha fatto la Spagna, essendo pieni di basi americane, rishiamo di essere bombardati.
Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale.
"Chi non ripudia la guerra -ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite- è fuori-legge”.
" Questa nuova guerra è l’ennesima violazione del diritto e della legalità internazionale. Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani."
Mi chiedo se questi scappati di casa hanno contezza di tutto questo?
Stamani sentivo discettare ad Agorà che, essendo stata bombardata Cipro che fa parte dell'Europa, automaticamente potrebbe essere utilizzato l'art. 5 della Nato, il che vuol dire che l'Europa potrebbe entrare in guerra, che è la cosa a cui aspirano tutti i grerrafondai.
E l'Italia?
L'Italia sta discutendo se fare partire dalle base Nato gli aerei di rifornimento americani!
Benissimo se così è questi ci stanno portando ancora una volta in guerra, mentre il crosetto ci fa sapere che sarà un disastro economico.
Eh lo credo bene, ci stiamo giusto avviando sulla buona strada!
E l'opposizione che fa?
Balbetta, mentre ci sarebbe da chiamare il popolo nelle piazze!
E noi , i cittadini consapevoli, cosa vogliamo fare?
Siamo veramente a un punto di non ritorno!
N.T.
Chi non ripudia la guerra è fuori-legge!
di Flavio Lotti e Marco Mascia - perlapace.it - 28/02/2026 - Libera Cittadinanza.it
Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale.
Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale.
Ci duole ripeterlo ma “chi non ripudia la guerra -ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite- è fuori-legge”.
Questa nuova guerra è l’ennesima violazione del diritto e della legalità internazionale. Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani.
Mentre a Gaza e in Cisgiordania continua il genocidio e la persecuzione del popolo palestinese, dopo i bombardamenti americani nello Yemen nel marzo 2025, in Iran contro i siti nucleari nel giugno 2025, in Qatar contro la leadership di Hamas nel settembre 2025, in Siria e in Nigeria nel dicembre 2025, questa guerra conferma la volontà di Israele e Stati Uniti di imporre la legge della forza sulla forza della legge.
Chi ha sferrato questa nuova guerra deve rispondere dei crimini che sta compiendo. Nessuno è al di sopra della legge. Chi non la condanna, è complice. Chiediamo alla Corte penale internazionale di esercitare la propria giurisdizione ai sensi dello Statuto di Roma.
Il regime iraniano – come tutti i sistemi autocratici e dittatoriali - va contrastato con coerenza dall’intera comunità internazionale e dalle Nazioni Unite con i numerosi strumenti del diritto, della legalità e della giustizia penale internazionale di cui oggi disponiamo. Basta con le crociate ideologiche e guerrafondaie. Dare centralità al ruolo delle Nazioni Unite rimane un imperativo ineludibile.
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Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova
Flavio Lotti, Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace
28 febbraio 2026
L'Iran e le contraddizioni nel manifestare per la Palestina e poi gioire per l'assassinio di khamenei
Tahar Lamri
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C'è qualcosa di profondamente contraddittorio nel manifestare per la Palestina e poi gioire per l'assassinio di Khamenei. Non è una questione di simpatie per il regime degli ayatollah, è una questione di coerenza elementare. Forse la contraddizione non è casuale: è il prodotto di una mappa morale costruita culturalmente e mediaticamente per anni, interiorizzata spesso in buona fede, una gerarchia delle vittime in cui certi corpi e certi leader contano e altri no. Khamenei rientra nella categoria "non conta", quindi la sua morte in casa propria con i familiari (oggi è morta anche la moglie di Khamenei, colpita nei bombardamenti criminali) non attiva gli stessi circuiti emotivi che attiverebbe per chiunque altro. Non è irrazionalità pura: è una razionalità applicata in modo asimmetrico, il risultato di un sistema informativo che ha gerarchizzato le vittime per decenni.
Eppure basterebbe una domanda sola a smontare tutto l'edificio: perché Israele considera l'Iran il suo nemico principale? Non certo per il programma nucleare, non per ragioni ideologiche astratte. L'Iran è nemico perché è l'unico paese che ha rifiutato di abbandonare i palestinesi. Tutti gli altri hanno normalizzato - chi per petrodollari, chi per sicurezza, chi per accesso alle armi americane. L'Iran no. E ha pagato un prezzo enorme per questo: sanzioni, isolamento, guerra. Se si accetta questo come vero - e i fatti storici lo sostengono - allora l'intera architettura narrativa dell'"Iran minaccia globale" crolla. Rimane solo questo: un paese che ha pagato un prezzo enorme per non abbandonare i palestinesi. Chi manifesta per la Palestina e festeggia la morte di Khamenei sta applaudendo l'eliminazione del principale sostenitore della causa per cui dice di battersi.
E prima della guerra militare, c'è stata la guerra mediatica. Quella che ha diffuso cifre apocalittiche sulle proteste iraniane - 20mila manifestanti uccisi - rivelatesi false, provenienti in gran parte da Iran International, emittente finanziata dall'Arabia Saudita, paese che con l'Iran ha contenziosi geopolitici ben precisi e nessun interesse alla verità. Quella disinformazione ha contribuito a costruire la stessa mappa morale distorta: un Iran già delegittimato, già condannato, dove qualsiasi violenza diventa accettabile perché il regime è stato preventivamente dipinto come il male assoluto. La propaganda precede sempre le bombe.
Sul nucleare, poi, la narrativa è ancora più fragile. Il programma è nato sotto lo Shah, con tecnologia americana e francese, nel quadro del progetto "Atomi per la Pace” di Eisenhower. Nessuno trovò nulla da obiettare, perché l'Iran era allora il gendarme americano del Golfo. È diventato "il problema" solo dopo il 1979, quando il problema reale era diventato politico. E l'ironia finale, segnalata con precisione dal giornalista Jonathan Cook: Khamenei aveva emesso una fatwa religiosa contro le armi nucleari. Ucciderlo è probabilmente il modo più efficace per accelerare esattamente ciò che si dichiarava di voler impedire.
Poi c'è l'errore strategico, figlio di una visione hollywoodiana della politica: l'idea che uccidere un capo faccia crollare tutto il sistema. L'Iran non funziona così. È uno degli Stati più strutturalmente solidi della regione, proprio perché dopo il 1979 ha costruito ridondanze istituzionali deliberate: il Consiglio dei Guardiani, l'Assemblea degli Esperti, il Consiglio di Discernimento, i Pasdaran come struttura militare parallela. Non è l'Iraq di Saddam, non è la Libia di Gheddafi, sistemi personalistici dove la decapitazione aveva una sua logica. Applicare quella categoria all'Iran significa confondere due architetture di potere radicalmente diverse.
E infine il regalo teologico, forse il più clamoroso errore di tutti. La coscienza sciita è costruita sul martirio come atto fondante, Karbala, Husayn, il sangue versato dai nemici come via alla verità. Khamenei ucciso durante il Ramadan, in casa sua, dai nemici storici, non è più un leader politico con le sue contraddizioni e le sue responsabilità. È uno shahid. Lo hanno purificato da ogni colpa terrena e consegnato alla storia sacra. Un regalo che nessuna propaganda iraniana avrebbe mai potuto costruire.
lunedì 2 marzo 2026
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